Genova, Comunali, Rixi: "Falce e martello simbolo di oppressione e libertà soffocata"
di R.P.
Il leader ligure del Carroccio contrattacca dopo le parole di Simone D'Angelo in piazza Tazzoli per la visita di Elly Schlein

Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture e segretario della Lega Liguria, interviene nella polemica aperta da Simone D'Angelo, segretario cittadino Pd, durante la visita di Elly Schlein a Genova a sostegno di Silvia Salis.
“Falce e martello - dice Rixi - sono il simbolo di un’ideologia che, nella storia, ha spesso soffocato la libertà in nome di una finta uguaglianza imposta dall’alto. Le parole di Simone D’Angelo del Pd che ha definito ‘Falce e martello simbolo di chi ha voluto la libertà’ risultano offensive nei confronti di tanti esuli della Dalmazia, testimoni dell’orrore delle foibe, che a Genova hanno trovato la vera libertà dopo aver vissuto sulla propria pelle le conseguenze di quel simbolo. Aldo ‘Bisagno’ Gastaldi, il partigiano d’Italia, d’altronde diceva che “non combattiamo per sostituire un’occupazione con un’altra, un’oppressione con un’altra, un’ingiustizia con un’altra.” Questa citazione sottolinea perfettamente la distanza tra la vera libertà e le ideologie oppressive come quella rappresentata da falce e martello.”
A Rixi si uniscono il vice segretario della Lega Liguria Alessio Piana e il commissario provinciale della Lega di Genova Renato Falcidia: “E’ il solito ritornello delle sinistre. Non avendo argomenti seri per contestare il candidato a sindaco per il centrodestra Pietro Piciocchi, la candidata a sindaco per il centrosinistra, che non ha ancora gettato la finta maschera di ‘civica’ ed è soltanto uno specchietto per le allodole, se ne esce col ‘partigiano Giotto’ e col terrore dei ‘fascisti’ alla guida della Città di Genova, di Regione Liguria e del Governo nazionale. Cosa abbia a che fare l’avvocato Piciocchi con il fascismo però non lo spiega. La verità è che il suo programma è un elogio del progressismo vuoto di idee e che lei ha dietro il vecchio apparato del Pd, rimasto indietro al 30 giugno 1960. Infatti, anche per questo, non ha il coraggio - scrivono in una nota - di accettare il dibattito e il confronto pubblico sulle idee e sui grandi temi per il futuro di Genova (la capiamo perché ormai con i suoi alleati formano una coalizione inesistente). Ecco perché a loro non resta altro che puntare sulla logora carta dell’antifascismo in assenza di fascismo. Oggi non c’è più bisogno di un 30 giugno e dei ‘Signori del No’, ma di continuare la politica seria e del fare per lo sviluppo della nostra città e il benessere dei genovesi".
Anche Andrea Carratù, presidente del Municipio I Centro Est e candidato per la Lega in comune a Genova, replica alle dichiarazioni del segretario metropolitano del PD: “Le parole di Simone D’Angelo sono inaccettabili e rappresentano un insulto alla memoria di chi ha davvero combattuto per la libertà, senza piegarsi a ideologie che hanno oppresso interi popoli. La falce e martello non è un simbolo di libertà, ma di regimi totalitari che hanno calpestato diritti e dignità umana. D’Angelo ha dimenticato – forse volutamente – i milioni di vittime dei regimi comunisti in tutto il mondo. E mentre cerca di riscrivere la storia, ignora che la libertà l’hanno conquistata uomini e donne che hanno messo al primo posto la patria. Come disse Aldo Gastaldi ‘Bisagno’, primo partigiano d’Italia: ‘Gli uomini liberi sono quelli che non tradiscono la loro patria’.” D’Angelo cerca di dividere i cittadini con parole cariche d’odio. Noi crediamo in una politica che unisce, che guarda al futuro e che si fonda su valori autentici: la libertà, la democrazia e l’amore per l’Italia".
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