L’addio a Canavese e a una Savona che non c’è più 

di Gilberto Volpara

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Il manager si è spento a 76 anni, era stato anche in Parlamento e consulente del Gruppo Gavio

L’addio a Canavese e a una Savona che non c’è più 

Di quel carattere tutto si poteva dire, ma certo l’Uomo, ancora prima dell’Ingegnere, non rischiava l’anonimato. Proprio no. Rino Canavese, all’anagrafe Cristoforo come Colombo, non era uno da mezze misure: odio o amore, tanti estimatori e altrettanti avversari, specialmente, sulle banchine genovesi comprese le più recenti vicende del caso Spinelli - Toti. 

Con la sua scomparsa, senza pretese di giudizio alcuno, muore una Savona che non c’è più almeno nei protagonisti del comando di quella visione post industriale sulla Darsena Vecchia, diventata oggi teatro di socialità e crociere, dunque, meta di turismo locale e internazionale. 

Qualche chilometro più a ponente, invece, la scommessa Maersk divenuta Vado Gateway e Apm Terminals ha segnato l’aggiornamento della più alta tecnologia di smistamento cointainer al passo con i tempi con relativa retroportualita’.  

Tanti amministratori pubblici si sono alternati nella città capoluogo. Altrettanti nella cittadina vadese. Lui, Rino Canavese, seppur in ruoli differenti, sempre lì, da oltre mezzo secolo, a progettare il futuro di quella che era stata la sua vecchia Autorità Portuale di Savona-Vado

Oggi, la provincia savonese, con il primo pil turistico della regione, e’ il caso più emblematico per capire la Liguria: in un fazzoletto di superficie, numeri record dal fronte portuale a quello ricettivo nonostante la carenza infrastrutturale a cui Canavese, già vent’anni fa, sognava di supplire con il ferro per un progetto rimasto sotto dimensionato rispetto alle sue intenzioni. 

Tutto mentre la città capoluogo, che ha cambiato pelle ed è in corsa per l’elezione di capitale italiana della cultura, ancora sotto shock, si interroga sul proprio futuro: con una natalità in picchiata e un invecchiamento galoppante, il domani sarà di turismo religioso, di crociere, ex industriale, di passaggio o magari di tutto un po’ proprio come la Liguria? 

Di certo oggi Savona non è più quella che aveva la forza di scippare a Genova, Costa Crociere, o di dettare le proprie volontà politiche alla fu Superba. E, forse, non sono neanche più i tempi nonostante siano passati soltanto 20 anni fa. 

Un altro leader di quel tempo, Luciano Pasquale, tuttora al vertice della cultura savonese con la guida della Fondazione De Mari, a Telenord aveva incolpato gli stessi savonesi per quel declino causa dell’eccessiva autoreferenzialita’: RIASCOLTA LE SUE PAROLE

Che sia così o no, certamente, da oggi, resta una Savona, terra di grandi volti della tv nazionale, orfana di un grande visionario e alla disperata ricerca di un nuovo sogno, come fu la Vecchia Darsena, per comprendere fino in fondo il proprio destino dei prossimi 20 anni.

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