Neutrino da record scoperto negli abissi del Mar Mediterraneo: anche Genova nel team di ricerca

di Filippo Serio

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E' il più energetico mai studiato: 220 milioni di miliardi di elettronvolt. Coinvolta anche l'Università di Genova

Una scoperta scientifica sorprendente che ricalibra le conoscenze attuali nel campo della fisica e della geografia terrestre e marina: un neutrino dall'energia record, che attraverso il mare puo' essere utilizzato per allargare lo sguardo sullo spazio extraterrestre.

La scoperta - KM3NeT, il grande telescopio sottomarino che studia l’universo dagli abissi del Mar Mediterraneo, ha misurato il segnale prodotto da un neutrino cosmico dell’energia record di circa 220 PeV. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, è presentato dalla Collaborazione scientifica KM3NeT nel corso di un evento congiunto in diretta da Roma-Parigi-Amsterdam, presentato anche dall'Aula Magna dell'Unviersità di Genova, che è partner dello studio

Numeri - Il neutrino possiede un'energia stimata di circa 220 PeV, ovvero 220 x 1015 elettronvolt o 220 milioni di miliardi di elettronvolt. La scoperta è stato rivelata il 13 febbraio 2023 dal rivelatore ARCA del telescopio sottomarino per neutrini KM3NeT.

Record - Questo evento, denominato KM3-230213A, è il neutrino più energetico mai osservato e fornisce la prima prova che nell’universo vengono prodotti neutrini di energie così elevate.

Lo studio - Dopo un lungo e accurato lavoro di analisi e interpretazione dei dati sperimentali, oggi, 12 febbraio 2025, la Collaborazione scientifica internazionale KM3NeT riporta i dettagli di questa  fantastica scoperta in un articolo pubblicato su Nature, e nel corso di un evento trasmesso in diretta dalle sedi dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, tra i fondatori e principali contributori del progetto, a Roma, del CNRS Centre National de la Recherche Scientifique a  Parigi e di Nikhef National Institute for Subatomic Physics ad Amsterdam. 
“KM3NeT ha iniziato a sondare un intervallo di energia e sensibilità in cui i neutrini rivelati 
potrebbero avere origine da fenomeni astrofisici estremi. Questa prima rivelazione in 
assoluto di un neutrino di centinaia di PeV apre un nuovo capitolo nell’astronomia con 
neutrini e una nuova finestra di osservazione sull’universo”, commenta Paschal Coyle, 
ricercatore del CNRS – Centre de Physique des Particules de Marseille, Francia, e 
coordinatore della Collaborazione KM3NeT al momento della rivelazione.

Cosa sono i neutrini -I neutrini sono tra le particelle elementari più misteriose. Hanno una massa piccolissima,quasi nulla, non hanno carica elettrica e interagiscono solo debolmente con la materia. Perqueste loro caratteristiche sono messaggeri cosmici molto speciali, in grado di arrivare da molto lontano e indicarci la direzione della loro sorgente, e quindi di portare fino a noi informazioni uniche sui fenomeni astrofisici più energetici, consentendoci di esplorare iconfini più remoti dell’universo.

Il ruolo di Genova - Una scoperta vede anche il contributo di Genova, con le ricercatrici e i ricercatori dell'Università e della sezione dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, una quarantina quelli coinvolti. All'interno della collaborazione internazionale di KM3NeT, infatti, i ricercatori genovesi ricoprono ruoli di responsabilità e coordinamento, occupandosi anche di molteplici analisi su potenziali sorgenti astrofisiche di neutrini e sui raggi cosmici. Inoltre la sezione Infn di Genova ospita uno dei laboratori dove le unità di rilevamento vengono assemblate e calibrate prima della loro installazione in mare.

Prof Mauro Taiuti -"Il risultato di questa scoperta scientifica è stato ottenuto da una collaborazione internazionale, costituita da ricercatrici e ricercatori di 21 paesi e europei - spiega Mauro Taiuti, ordinario di chimica nucleare e direttore di Infn Genova - dove Genova contribuisce tramite l'università, con il dipartimento di fisica e la sezione di Genova dell'Infm dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il nostro contributo è stato soprattutto nella fase costruttiva e progettuale del telescopio e ancora oggi abbiamo in funzione presso i nostri laboratori una catena di montaggio delle unità di rilevazione che verranno progressivamente installate in fondo al mare. Stiamo inoltre contribuendo all'analisi dei dati sperimentali che ci permettono di ricostruire il passaggio e l'arrivo dei neutrini che sono che sono gli oggetti del nostro studio".

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