Omicidio Nada Cella, confronto in aula: la difesa chiede l’esclusione di prove, la Procura si oppone

di Emilie Lara Mougenot

2 min, 25 sec

Inizia oggi a Genova il processo per l’omicidio di Nada Cella, la segretaria ventiquattrenne uccisa a Chiavari nel 1996

Omicidio Nada Cella, confronto in aula: la difesa chiede l’esclusione di prove, la Procura si oppone

E' iniziato questa mattina, nell’aula magna del Tribunale di Genova, il processo per l’omicidio di Nada Cella, la giovane segretaria trovata senza vita nello studio del commercialista Marco Soracco a Chiavari il 6 maggio 1996. Accusata del delitto è Annalucia Cecere, ex insegnante oggi cinquantasettenne, che secondo l’accusa avrebbe ucciso Cella per gelosia e per sostituirla sia nel ruolo professionale che nelle attenzioni di Soracco. Marco Soracco e sua madre, Marisa Bacchioni, sono imputati di favoreggiamento e false dichiarazioni.

La difesa - I legali di Annalucia Cecere, imputata per omicidio volontario aggravato, hanno chiesto l’esclusione della telefonata anonima registrata sulla segreteria telefonica di Marisa Bacchioni, in cui una donna affermava di aver visto l’imputata uscire dalla casa di Cella sporca di sangue. La pm Gabriella Dotto si è opposta alla richiesta, sostenendo che l’anonimato di uno dei conversanti non invalida l’intercettazione e ha ribadito che la registrazione, è consegnata spontaneamente alla polizia dalla stessa Bacchioni e che quindi rientra nelle intercettazioni utilizzabili nel processo. L’avvocato Andrea Vernazza, difensore di Soracco e Bacchioni, ha sollevato un’eccezione di legittimità costituzionale, contestando il decreto di rinvio a giudizio privo di motivazione. Secondo il legale, il provvedimento va annullato poiché ribalta senza spiegazioni la sentenza di proscioglimento del gup Angela Nutini. “Oggi siamo qui davanti a voi senza neanche sapere, giuridicamente, il perché”. Tutte le richieste sono state giudicate infondate e respinte. 

Prove e testimonianze – Tra gli elementi a carico di Cecere vi sarebbero alcuni bottoni sequestrati nella sua abitazione all’epoca dei fatti e testimonianze di persone che l’avrebbero vista uscire dal palazzo la mattina del delitto. La difesa ha citato 47 testimoni per smontare il movente attribuito all’imputata. Il processo si preannuncia complesso, con numerose testimonianze e perizie che mirano a far luce su un caso rimasto irrisolto per quasi tre decenni.

Iter giudiziario – Il caso, rimasto irrisolto per decenni, è stato riaperto nel 2021 grazie al lavoro della criminologa Antonella Pesce Delfino e dell’avvocato Sabrina Franzone. Il pubblico ministero Gabriella Dotto ha chiesto il rinvio a giudizio per Cecere, Soracco e Bacchioni. Inizialmente la giudice Angela Nutini aveva prosciolto tutti gli imputati, ritenendo insufficienti gli elementi a loro carico. Tuttavia la Corte d’Appello ha successivamente disposto il rinvio a giudizio senza fornire una motivazione dettagliata, sollevando questioni di legittimità costituzionale.

Il precedente proscioglimento – Nel marzo 2024, il gup Nutini aveva prosciolto tutti gli imputati, ritenendo che gli elementi raccolti dalla Procura fossero solo “sospetti” e non indizi sufficienti per sostenere l’accusa in dibattimento. La pm Dotto aveva fatto appello, criticando la decisione come “contraddittoria e incompleta”. A novembre, la Corte d’Appello ha ribaltato il verdetto, disponendo il rinvio a giudizio di Cecere, Soracco e Bacchioni.

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