Camilla Canepa, morta dopo il vaccino: il 10 aprile si decide sul processo ai medici

di E.L.M

1 min, 31 sec

Cinque sanitari rischiano il rinvio a giudizio per omicidio colposo e falso ideologico. Il legale della famiglia: “Si poteva salvare”

Camilla Canepa, morta dopo il vaccino: il 10 aprile si decide sul processo ai medici

Si terrà il 10 aprile l’udienza decisiva per stabilire se i cinque medici dell’ospedale di Lavagna finiranno a processo o verranno prosciolti dall’accusa di omicidio colposo per la morte di Camilla Canepa. La studentessa di 18 anni, originaria di Sestri Levante, era deceduta nel giugno 2021 all’ospedale San Martino di Genova, dopo essere stata vaccinata con AstraZeneca durante un open day.

L’inchiesta – L’autopsia ha stabilito che Camilla non soffriva di patologie pregresse né assumeva farmaci. La trombosi fatale è stata ritenuta “ragionevolmente da riferirsi a un effetto avverso da somministrazione del vaccino anti Covid”. I magistrati Francesca Rombolà e Stefano Puppo sostengono che i medici, al momento del ricovero della ragazza il 3 giugno 2021, non abbiano eseguito gli accertamenti previsti dal protocollo regionale per la sindrome Vitt (Vaccine-induced immune thrombotic thrombocytopenia), impedendo così una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato.

Le accuse – A quattro sanitari è contestato l’omicidio colposo per negligenza diagnostica, mentre tutti e cinque sono accusati di falso ideologico per non aver registrato nella documentazione clinica che la giovane era stata vaccinata contro il Covid. Secondo la procura, il rispetto del protocollo avrebbe aumentato significativamente le possibilità di sopravvivenza della paziente.

La difesa – I medici, assistiti dagli avvocati Paolo Costa, Stefano Savi, Alessandro Torri, Alberto Caselli Lapeschi e Maria Antonietta Lamazza, respingono le accuse e ritengono di aver agito secondo le conoscenze disponibili al momento. Il giudice Carla Pastorini dovrà decidere se disporre il rinvio a giudizio o il proscioglimento.

La famiglia – L’avvocato Jacopo Macrì, legale dei familiari di Camilla, ritiene che l’errore medico sia stato determinante: “Camilla si poteva salvare. A quella data esistevano conoscenze scientifiche che imponevano un iter diagnostico e terapeutico diverso”.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci anche su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.