Fine vita, il vice segretario di Forza Italia sta con Bucci: "No a leggi regionali, lavoreremo in Parlamento"
di R.O.
Il deputato Stefano Benigni chiede di trovare una proposta condivisa ed equilibrata. Entro quando? "Non è tanto il tempo quanto la qualità del lavoro"

Dalla politica nazionale arriva sostegno al presidente di Regione Marco Bucci sulla sua posizione riguardo al fine vita. Il governatore infatti si era definito contrario ad una legge regionale perché legiferare tocca al Parlamento e a fargli eco è il vice segretario di Forza Italia, il deputato Stefano Benigni: "Dobbiamo sederci al tavolo con tutti e trovare una proposta che sia il più condivisa e il più equilibrata possibile - ha dichiarato a margine di un evento del partito a Rapallo -. È giusto che su un tema così delicato sia il Parlamento a dare le linee guida a livello nazionale che poi verranno interpretate dalle Regioni, non devono essere le Regioni a decidere caso per caso interpretando in maniera differente".
Le leggi regionali - A lanciare le 20 proposte di leggi regionali Liberi Subito è stata l'associazione Luca Coscioni, che da anni si batte su vari temi sociali tra cui il suicidio medicalmente assistito. E proprio il membro più noto dell'associazione, il tesoriere Marco Cappato, ha fatto sì che le regole in Italia cambiassero. La sentenza della Corte Costituzionale che lo riguarda, la 242 del 2019 per il caso di Fabiano Antoniani, noto ai più come dj Fabo, che Cappato aveva accompagnato in Svizzera per accedere al suicidio medicalmente assistito, ha fatto sì che venisse depenalizzato l'articolo 580 del codice penale, che riguarda appunto l'aiuto al suicidio. La Corte Costituzionale ha fatto un passo in più: dato che in Italia è già possibile richiedere la sospensione delle proprie cure per arrivare alla morte, che però può avvenire dopo giorni di enormi sofferenze, sono stati fissate quattro condizioni per cui i pazienti che le rispettano possno richiedere l'accesso al farmaco letale: la persona deve essere lucida, affetta da patologia irreversibile che sia fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la persona reputa intollerabili e dipendente da trattamenti di sostegno vitale. La Consulta ha poi indicato nel sistema sanitario nazionale l'ente che deve verificare queste condizioni e erogare la prestazione, senza però fissare dei tempi e delle procedure di intervento: le lacune che le leggi regionali vorrebbero andare a colmare sono proprio queste. Non si tratta di istituire il diritto al suicidio medicalmente assistito, per quello c'è la sentenza della Corte, ma di stabilire la cornice in cui va effettuato il servizio, materia che è di competenza delle regioni.
Questione di qualità - A domanda su quanto tempo sarà necessario per arrivare ad un disegno di legge, Benigni risponde che "non è tanto il tempo quanto la qualità del lavoro, non c'è bisogno di correre o di una data di scadenza". In Forza Italia molti politici, tra cui lo stesso Benigni, hanno aperto alla possibilità di legiferare sul tema, "che è delicato e tocca le coscienze delle persone" e "su cui noi vogliamo lavorare con serietà, con buon senso, con assoluto equilibrio per non farne una lotta di parte e non mettere una bandierina politica. Mi auguro che il parlamento possa dare risposte all'unanimità su questo tema. Altrimenti può essere il caos perché ogni Regione va per sé. Ripeto: non deve essere una battaglia di parte o di partito".
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