L'andrologo De Rose: "Il sistema pubblico si faccia carico dei costi delle protesi peniene"

di Maurizio Michieli

Il presidente dell'Associazione andrologi italiani: "La sessualità del maschio viene compromessa da gravi patologie e non è un vezzo"

"La sessualità del maschio non è un vezzo. E il tema va affrontato senza tabù. Il ricorso a soluzioni estreme contro le disfunzioni erettili, che non siano le classiche pastiglie dell'amore come Cialis e Viagra, come le protesi peniene è la conseguenza di malattie tipo diabete o tumori alla prostata. Oppure di incidenti con fratture al bacino. Il sistema pubblico deve farsene carico. Tra l'altro non stiamo parlando di numeri iperbolici, perché non tutte le persone che ne necessiterebbero sono disposte a ricorrervi: si parla di 1.700 casi in tutta Italia, che suddivisi per regioni diventano davvero pochi. Mi rendo conto che le sale operatorie degli ospedali debbano dare priorità ad altri tipi di interventi. Allora si potrebbero attivare percorsi integrati tra il pubblico e il privato. Ripeto: la sessualità non è un lusso. Nel maggio 2023 abbiamo eseguito per la prima volta al mondo l'impianto di una protesi peniena tricomponente in anestesia locale su un paziente che non poteva ricevere l'anestesia totale. Oggi quel pazienta sta bene, si è sposato e vive la sua sessualità normalmente. La protesi garantisce solo la rigidità del pene, tutto il resto - dalla sensibilità all'eiaculazione - rientrano nelle funzioni naturali della persona".

Lo ha spiegato a Salute Sanità, in onda su Telenord e telenord.it, il dottor Aldo Franco De Rose, presidente dell'Associazione Andrologi Italiani (AssAI).

Ecco la video puntata integrale.


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