Genova, caos nel carcere di Marassi: detenuto appicca fuoco in cella e la distrugge
di Filippo Serio
Pagani (Uilpa): "Il governo prenda atto dell’emergenza e ponga un freno alle sofferenze di detenuti e operatori"

Ancora caos nel carcere di Marassi, a Genova, dove un detenuto ha creato il caos appiccando un incendio nella propria cella per poi distruggerla.
Caos - E' successo nella giornata di ieri, al piano terra, nella sezione dedicata ai detenuti più violenti: l'uomo, in carcere dal 2017 per reati di furto, resistenza, evasione, produzione e traffico di sostanze stupefacenti, ha dapprima incendiato la propria cella, poi l'ha distrutta rompendo tubi e mattonelle, arrivando ad allagare il reparto. Un violento boato è stato scatenato dal lancio di una bomboletta di gas, poi l'uomo ha minacciato gli agenti di polizia intervenuti con una lametta.
Calma - Dopo un intervento durato circa 4 ore gli agenti, in tenuta antisommossa, sono riusciti a contenere il detenuto e riportato la calma
Situazione complicata - "A Genova Marassi la Polizia penitenziaria è chiamata spesso a fare salti mortali, doppi turni , placare gli animi di detenuti facinorosi, con grande professionalità, ma soprattutto stanchezza di doppi turni e operazioni massacranti - dichiara Fabio Pagani, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria - "Un Istituto in perenne sovraffollamento (700 detenuti circa)."
Denuncia - "Del resto, mentre il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, continua a magnificare dell’improbabile (tranne qualche rara eccezione) riconversione a scopo detentivo di caserme delle forze armate dismesse, senza peraltro tenere in debito conto che quasi mai le caserme sono lì dove servirebbero le prigioni, nelle carceri il sovraffollamento e i problemi dilagano. Sono complessivamente 16mila i detenuti oltre la capienza, mentre più di 18mila gli agenti mancanti agli organici della Polizia penitenziaria. Il governo prenda compiutamente atto dell’emergenza e ponga un freno alle sofferenze di detenuti e operatori, quest’ultimi ormai stremati da turnazioni massacranti, carichi di lavoro debordanti e continue aggressioni (3.500 in un anno). Serve subito, non fra anni, deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici del personale, assicurare l’assistenza sanitaria e riorganizzare l’intero apparato anche avviando riforme complessive. È impensabile proseguire a lungo in queste condizioni ”- conclude Pagani .
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