Genova, continua la missione del Gaslini per soccorrere i bimbi a Gaza: a Telenord il racconto del medico tornato dall'Egitto
di Carlotta Nicoletti
Piatelli: "Il problema è che ci sono tanti bambini che hanno bisogno, ma pochi arrivano perché uscire dalla striscia di Gaza è molto difficile"
Continua la missione umanitaria sotto l’egida del governo italiano che è partita il 18 gennaio, con l’invio di una prima equipe in Egitto, per gestire le attività di triage per il trasporto di un centinaio di piccoli pazienti rimasti feriti nel conflitto a Gaza al Gaslini e in altri tre ospedali italiani.
Qualche settimana fa abbiamo visto l'arrivo della nave Vulcano della Marina Militare con alcuni pazienti e ancora prima abbiamo visto i voli effettuati dall’Aeronautica Militare. Gianluca Piatelli, direttore Unità Operativa Complessa Neurochirurgia dell'ospedale Gaslini, che è rientrato da qualche settimana in Italia dopo essere stato in Egitto e ci ha raccontato la sua missione.
"La prima missione è stata effettuata dal dottore Moscatelli e da alcuni infermieri della terapia intensiva pediatrica dell'ospedale Gaslini. Poi siamo andati negli Emirati Arabi noi ad Abu Dhabi per operare alcuni bambini con problematiche neurochirurgiche e ortopediche. Ed è in partenza un'altra missione composta da soli medici ortopedici, sempre ad Abu Dhabi per operare i bambini. Queste problematiche erano dovute a ferite di guerra, i bambini avevano proiettili nel cranio in seguito a sparatorie effettuate da cecchini. C'erano poi bambini con gravi lacune ossee della calotta cranica dovuto agli impatti delle bombe e al fatto che sono rimaste sotto le macerie. Sono dunque stati operati con interventi salva vita e poi sono stati trasferiti mesi dopo ad Abu Dhabi per completare le operazioni. Altre situazioni che abbiamo visto sono state, mutilazioni e fratture, cose abbastanza devastanti dal punto di vista medico e umano". - Continua Piatelli - Noi siamo a disposizione sempre. In questo momento dovrebbero recarsi ad Abu Dhabi i colleghi ortopedici, noi ci siamo attivati con il nostro personale per garantire dove necessario una continuità della missione. Il problema è che ci sono tanti bambini che hanno bisogno, ma pochi arrivano perché uscire dalla striscia di Gaza è molto difficile. E' quindi risulta complesso soddisfare a pieno le necessità. Noi siamo disponibili in ogni caso per aiutare tutti i bambini, non solo quelli palestinesi ma anche quelli di altre nazionalità".
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