Innovazione, l'equilibrio tra agricoltura e fotovoltaico cresce in Italia
di Riccardo Olivieri - Simone Galdi
Serra Archimede si propone come soluzione redditizia e funzionale: produzione agricola e di energia allo stesso passo
Mentre l'agrivoltaico si espande in tutto il mondo, cercando una sintesi tra produzione di ortaggi, frutta e verdura e produzione di energia, le soluzioni più innovative vanno a pizzicare anche un segmento molto diffuso in Italia, quello della coltivazione in serra. Non è allora un caso che sia un progetto italiano a proporsi come soluzione redditizia e funzionale per coniugare entrambi gli aspetti produttivi, agricolo ed energetico. Ai microfoni di Telenord, Alberto Mangione, responsabile del progetto Serra Archimede, ha raccontato come quest'idea si sia concretizzata e con quali caratteristiche peculiari.
L'equilibrio giusto - "Serra Archimede è una serra fotovoltaica, noi diciamo la vera serra fotovoltaica - spiega Mangione -. Non è l'escamotage per fare fotovoltaico, ma è una serra che permette alle coltivazioni, anche le più bisognose di sole, di crescere correttamente e alloggiare dei pannelli fotovoltaici in grande quantità, per poter far sì che avvenga il vero matrimonio equilibrato tra reddito agricolo e fotovoltaico. Nessuno dei due aspetti prevale sull'altro: questo è il concetto di base di Serra Archimede, è nata proprio per generare questo equilibrio".
Le priorità del progetto - "L'agricoltura sta al primo posto nei nostri discorsi, nel nostro progetto. Addirittura ritengo che l'agricoltura, fatta nella maniera migliore, con i giusti redditi, sia il metodo per blindare fortemente qualsiasi tipo di progetto fotovoltaico annesso all'agricoltura stessa. Ma non si può fare con sistemi, con impostazioni, con schemi, con format che lasciano in maniera molto blanda l'aspetto della performance agricola. In una serra si possono fare tante cose. La serra serve per proteggere le colture, l'ambiente protetto per gestire il clima, l'ambiente protetto per gestire anche la luminosità".
L'antico retaggio - "In serra Archimede c'è tanta luce che entra all'interno, la diffondiamo correttamente all'interno della serra per anche le specie di colturali che hanno più bisogno di sole. Noi non partiamo dall'ombra, noi partiamo dalla luce. Ci chiamiamo Archimede proprio perché Archimede giocò con la luce per le sue finalità. Noi facciamo la stessa cosa: giochiamo con la luce per le finalità legate all'agricoltura. Siamo nati in Sicilia, vicino Siracusa dove in Italia la serra è più diffusa, dove c'è una diffusione di impianti terricoli, la più grossa d'Italia e la seconda in Europa. Con una serra tipo Archimede facciamo un megawatt con 11.500 metri quadrati di serra, per cui anche l'aspetto fotovoltaico nella gestione degli spazi è ben soddisfatto".
La ricerca della food security - "Le serre fotovoltaiche generano ombra all'interno e quindi riducono fortemente la gamma di prodotti agricoli che si possono fare. Non si aprono alle possibilità che tutte le serre invece dovrebbero avere. Noi con la nostra serra apriamo tutte le possibilità colturali: questo è l'obiettivo di base. Se vogliamo possiamo anche farla diventare un ombraia, ma non è una ombraia che si spaccia per Serra e questo è il concetto fondamentale di Serra Archimede. L'agricoltura ha dato un impulso ulteriore all'ottimizzazione nella progettazione, sempre partendo dalla necessità di essere al servizio dell'agricoltura. Questi sistemi sono fortemente energivori e quindi l'integrazione tra una serra che faccia bene il suo lavoro, ma faccia anche tanta energia, si innesta su quel tipo di obiettivo che è quello della food security a livello mondiale" conclude Mangione.
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