Ok del Tar all’intesa Stato-ex Autostrade: legittimo assegnare 5 miliardi a chi gestì il Morandi ma Genova salva le sue opere
di Emilie Lara Mougenot
Legittimo decreto 2022 che ha evitato revoca concessione e previsto 3,4 miliardi di indennizzo e nuovi investimenti. Salve le opere compensative in Liguria

Il Tar del Lazio ha dichiarato legittimo il decreto con cui, nel febbraio 2022, i ministri delle Infrastrutture e dell’Economia approvarono l’accordo transattivo con Autostrade per l’Italia, finalizzato alla chiusura della procedura di contestazione per grave inadempimento dopo il crollo del ponte Morandi. Il provvedimento, frutto di un’intesa sottoscritta nell’ottobre 2021, ha evitato la revoca della concessione, rinegoziando la Convenzione del 2007 e imponendo nuovi obblighi economici e operativi al concessionario. Con questa sentenza, che potrà essere appellata al Consiglio di Stato, la vecchia società Autostrade (quella gestita dal gruppo Benetton) esce dalla partita con circa 5 miliardi di Euro in tasca.
Impatto su Genova - La sentenza del Tar, legittimando integralmente l'accordo, è una buona notizia per Genova, poiché in questo modo non vengono più messe in discussione le opere compensative (tra cui il tunnel subportuale e quello della Fontanabuona) concordate per indennizzare la nostra Regione del disastro del Ponte Morandi.
Decreto approvato – Il decreto interministeriale n. 37 del 22 febbraio 2022, firmato dall’allora ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini e dal ministro dell’Economia Daniele Franco (il Governo era presieduto da Mario Draghi) ha sancito l’efficacia dell’accordo. Il provvedimento è stato oggetto di ricorso da parte di Aipe (Associazione italiana Pressure Equipment), Confimi Industria Abruzzo e Adusbef, ma i giudici amministrativi hanno respinto le contestazioni, confermando la correttezza della procedura.
Contenuto dell’accordo – L’accordo ha previsto un pagamento da parte di ASPI allo Stato pari a 3,4 miliardi di euro: 3 miliardi come indennizzo per i danni materiali e reputazionali causati dal crollo, e 400 milioni per interventi aggiuntivi, tra cui manutenzioni straordinarie e rafforzamento della sicurezza. In cambio, lo Stato ha rinunciato alla risoluzione unilaterale della concessione.
Investimenti e trasparenza – Autostrade per l'Italia si è impegnata - ma questi finanziamenti sono in capo ai nuovi azionisti, tra cui quello di maggioranza è lo Stato attraverso Cassa depositi e prestiti - ad aumentare gli investimenti in sicurezza e manutenzione lungo la rete per un totale di 14,5 miliardi di euro tra il 2020 e il 2038. L’accordo ha incluso anche misure per rafforzare la trasparenza gestionale e i controlli da parte di Anas e del Mit.
Cambio di proprietà – L’intesa era subordinata alla modifica della compagine azionaria di ASPI, con l’uscita del gruppo Atlantia (famiglia Benetton) e l’ingresso della Cassa Depositi e Prestiti insieme a fondi privati. Il valore dell’operazione è stato stimato in 8,2 miliardi di euro e ha segnato un passaggio verso una maggiore presenza pubblica nella gestione della rete.
Rinegoziazione della convenzione – L’accordo ha comportato la rinegoziazione dei termini della Convenzione unica del 12 ottobre 2007, attraverso l’approvazione del terzo Atto aggiuntivo. Secondo i giudici, “è la stessa legge che fonda il potere dell’amministrazione di modificare la convenzione”, e la procedura seguita è stata ritenuta conforme.
Assetto societario e giudizi – La Corte di Giustizia UE, interpellata nel corso del contenzioso, ha ritenuto che il cambio nella composizione del capitale sociale di ASPI costituisse un fatto meramente organizzativo interno, senza alterare la titolarità della concessione. Il Tar ha richiamato questa interpretazione, concludendo che “la modifica nella composizione del capitale sociale non dà luogo a una novazione soggettiva del rapporto” e che “l’amministrazione non era tenuta a indire una nuova procedura di aggiudicazione”.
Valutazione finale – La sentenza sottolinea come l’amministrazione abbia agito con ampia discrezionalità, avvalendosi del cosiddetto self cleaning per affrontare l’inadempimento e garantire la continuità della gestione autostradale, ritenuta essenziale per il servizio pubblico. I giudici hanno infine evidenziato che l’Accordo, pur modificando il quadro originario, non ha comportato violazioni delle norme di concorrenza o trasparenza. Il provvedimento, frutto di un’intesa sottoscritta nell’ottobre 2021, ha evitato la revoca della concessione, rinegoziando la Convenzione del 2007 e imponendo nuovi obblighi economici e operativi al concessionario (che però nel frattempo ha cambiato proprietà, diventando a maggioranza pubblica). Con questa sentenza, che potrà essere appellata al Consiglio di Stato, la vecchia società Autostrade (quella gestita dal gruppo Benetton) esce dalla partita con circa 5 miliardi di Euro in tasca.
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