Ponte Morandi, l'arcivescovo di Genova Tasca: "Il pianto e la sofferenza non hanno l'ultima parola"
di Redazione
Nell'omelia monsignor Tasca ha lanciato un messaggio di speranza anche nel dolore: "Speranza vuol dire anche capire che tutto ha un senso, e il Signore aiuta a trovarlo"
"Il pianto non ha l'ultima parola". A dirlo, durante l'omelia della messa in ricordo delle 43 vittime del crollo del Morandi del 14 agosto 2018, è l'arcivescovo di Genova, monsignor Marco Tasca.
La messa è stata celebrata d amonsignor Marco Tasca, arcivescovo di Genova, il cardinale Angelo Bagnasco e dal parroco di San Bartolomeo della Certosa, don Grosso. Tra le letture, un passo dell'Apocalisse di San Giovanni: "Questo testo è stato scritto in un momento difficile per i cristiani, nel pieno delle persecuzioni. Ma dà un messaggio molto forte di speranza: il male, la sofferenza e il pianto non hanno l'ultima parola".
"Siamo chiamati oggi ad essere uomini e donne di speranza. Speranza non significa solo voler che tutto vada meglio, ma vuol dire anche: tutto ha un senso, e il Signore ci aiuta a trovarlo.
Prima di entrare in chiesa di San Bartolomeo della Certosa monsignor Tasca ha detto: "Quanto accaduto non si dovrà dimenticare mai, ma il dolore può essere vissuto con speranza, bisogna guardare avanti con fiducia".
Tra i familiari delle vittime Paola Vicini, madre di Mirko, i genitori e il fratello di Luigi Matti Altadonna, Emmanuel Diaz,fratello di Henry. Alla messa anche l'architetto Stefano Boeri, ideatore del progetto di riqualificazione delle aree sotto il nuovo viadotto.
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