Porti italiani, l'allarme di Federlogistica: "La Cina spia i nostri mercati"
di Redazione
Luigi Merlo: "Dietro il fascino della Via della Seta si nasconde un enorme pericolo. E' in gioco l'autonomia del nostro paese"
Sono anni che FederlogisticaConftrasporto-Confcommercio si batte per far comprendere alla politica italiana il potenziale pericolo derivante dal disegno geopolitico economico della Cina di impadronirsi della gestione delle infrastrutture e della logistica mondiale. La Federazione nazionale della logistica lancia nuovamente l’allarme alla luce delle ultime notizie apparse negli organi di stampa.
“Le notizie che stanno uscendo sul database della società Zhenhua, che ha schedato la portualità italiana, sono sempre più inquietanti – avverte Luigi Merlo, presidente di Federlogistica - In particolare l’analisi di tutte le merci in import ed export dell’Italia fa pensare che vi sia un monitoraggio profondo anche per analizzare quali mercati industriali e logistici aggredire e magari quali aziende scalare, quali porti far crescere e quali indebolire. Ciò è tanto più pericoloso in questa situazione di profonda crisi che potrebbe agevolare il passaggio di proprietà di aziende italiane”.
“È in gioco il destino economico ma anche l’autonomia del nostro paese - precisa Merlo - Che cosa accadrebbe se la Cina governasse parte significativa delle logistica marittima e terrestre italiana unitamente magari a settori fondamentali della nostra industria? Sarebbe un’operazione, seppure molto più complessa e sofisticata, analoga a quella effettuata dalla Cina in Africa”.
“Dietro il fascino richiamato dalla Via della Seta si nasconde un enorme pericolo – insiste il presidente di Federlogistica Conftrasporto - Quello che amareggia di più è che le autorità cinesi sembrano avere una visione e una consapevolezza rispetto all’importanza della catena logistica legata al sistema produttivo ben maggiore di quanto la abbiano gran parte degli esponenti politici nazionali. L’Europa sta assumendo provvedimenti importanti per tutelarsi, mentre l’Italia sta muovendosi ancora timidamente. Occorre un’azione di autotutela per i settori della portualità e della logistica analoga a quella intrapresa per i 5G, prima che sia troppo tardi”.
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