Crollo del Morandi, Nebbia in aula: “Impossibile che i lavori non avessero risolto i problemi”

di Emilie Lara Mougenot

2 min, 59 sec

Giampaolo Nebbia, Alessandro Melegari e Claudio Bandini prendono la parola per difendersi dalle accuse legate al crollo del viadotto. Giampaolo Nebbia si difende in tribunale: “Le prove erano convalidate da esperti, non spettava a me metterle in discuss

Crollo del Morandi, Nebbia in aula: “Impossibile che i lavori non avessero risolto i problemi”

 il ponte era come nuova2Oggi nel processo relativo al crollo del Ponte Morandi, tre imputati appartenenti a Spea e Autostrade per l’Italia (Aspi) rilasceranno dichiarazioni spontanee per chiarire le proprie posizioni e rispondere alle accuse a loro rivolte.

Contesto – Nelle precedenti udienze, altri imputati hanno rilasciato dichiarazioni spontanee. Matteo De Santis, responsabile dell’ufficio progettazione sorveglianza e monitoraggio di Aspi, ha sottolineato che le valutazioni tecniche sui ponti provenivano da Spea e che il suo ufficio si occupava solo di manutenzioni conservative. Paolo Agnese, responsabile dell’ufficio tecnico della direzione del primo tronco autostradale, ha dichiarato che la gestione delle grandi opere era competenza della sede centrale di Roma e che il suo ruolo si limitava alla manutenzione ordinaria. Luca Frazzica, ex responsabile dell’ufficio coordinamento opere strutturali, ha evidenziato di aver ricevuto l’incarico di analizzare l’operato di Spea nel monitoraggio del ponte, sottolineando criticità nelle schede trimestrali.

Giampaolo Nebbia – Responsabile dell’ufficio funzione centrale e servizi esercizio di Spea, società incaricata del monitoraggio delle infrastrutture di Aspi. L’ex dirigente ha ricordato che il viadotto fu completamente ristrutturato nel 1994 e che, dopo quegli interventi, i report tecnici non evidenziavano più criticità. "Nel 1995 il viadotto era come nuovo", “Inoltre, a ulteriore garanzia, Aspi installò un impianto di monitoraggio”, ha aggiunto, sostenendo che il ponte fosse sotto controllo. Un punto centrale dell’accusa riguarda l’efficacia delle prove riflettometriche utilizzate per valutare lo stato della struttura. Secondo la procura, queste analisi erano insufficienti per individuare reali problemi. Nebbia ha respinto le contestazioni, sottolineando che i test erano stati convalidati da altri esperti prima che lui assumesse il ruolo di responsabile. “Non ero uno specialista e non spettava a me metterle in discussione”, ha dichiarato.Nebbia ha inoltre affermato che eseguire indagini più approfondite sugli stralli del ponte sarebbe stato troppo rischioso: “Le prove semi distruttive in una struttura come quella sono impraticabili e pericolose”. Ha poi precisato che tali test furono comunque eseguiti su campioni, in occasione delle fasi di progettazione sia nel 1992 sia nel 2015. La procura sostiene che Nebbia abbia modificato alcuni report tecnici per renderli meno allarmanti. L’ex dirigente ha respinto anche questa accusa, spiegando di aver solo migliorato la forma dei documenti senza alterarne il contenuto: “Corressi alcune cose per renderlo in italiano scorrevole e feci togliere informazioni che non servivano, ma i dati rilevanti rimasero invariati”.

Alessandro Melegari – Direttore del primo tronco di Aspi a Genova, interverrà per circa mezz’ora. È probabile che la sua dichiarazione si focalizzi sugli investimenti e sulle misure adottate da Aspi per garantire la sicurezza delle infrastrutture nel tronco di Genova, incluso il Ponte Morandi.

Claudio Bandini – Responsabile dell’ufficio tecnico-progettuale di Aspi, Bandini, anch’egli assistito dall’avvocato Antonio D’Avirro, avrà a disposizione dieci minuti per la sua dichiarazione. Si prevede che il suo intervento riguardi le attività progettuali e le decisioni tecniche prese in relazione alla manutenzione del ponte.

Prossime dichiarazioni – In totale, 14 dei 58 imputati hanno richiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee. Martedì prossimo sarà la volta dell’architetto Michele Donferri, responsabile delle manutenzioni di Aspi, mentre il 26 marzo interverrà Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Aspi, la cui posizione è particolarmente delicata in quanto, dopo una condanna per la strage di Avellino, la Cassazione potrebbe decretarne l’arresto e la detenzione in carcere.



 

 

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