Rifiuti tessili, numeri allarmanti: in Italia l’81% finisce in discarica o incenerito

di Simone Galdi

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Solo il 19% dei rifiuti tessili in Italia viene raccolto in modo differenziato, mentre l’Europa impone nuove misure per ridurre lo spreco

Rifiuti tessili, numeri allarmanti: in Italia l’81% finisce in discarica o incenerito

L’81% dei rifiuti tessili in Italia viene smaltito in discarica o incenerito, un dato superiore alla media europea del 78%. La raccolta differenziata nel nostro Paese si attesta al 19%, inferiore alla media UE del 22%. Sono questi i numeri illustrati da Massimiliano Lanz, direttore del Centro nazionale rifiuti e economia circolare dell’Ispra, in audizione alla Commissione Ambiente della Camera. Il problema si lega alla fast fashion, alla bassa qualità delle fibre e alla mancanza di una reale strategia di prevenzione.

Dati preoccupanti – Nel 2023 sono state avviate alla raccolta differenziata 172 mila tonnellate di rifiuti tessili, con un aumento del 7,1% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il miglioramento è marginale rispetto alle 900 mila tonnellate prodotte annualmente nel settore urbano. Il dato pro-capite italiano si attesta sui 15 chilogrammi per abitante all’anno, poco distante dalla media europea di 16 chilogrammi.

Fast fashion – Secondo Lanz, la produzione di rifiuti tessili è solo parzialmente scollegata dagli indicatori economici: “La produzione cresce più lentamente, ma non c’è una vera prevenzione”. La moda usa e getta, caratterizzata da acquisti frequenti e fibre di scarsa qualità, contribuisce a un consumo intensivo di risorse, spesso provenienti da paesi extra UE, rendendo il problema di portata globale.

Normative europee – La Commissione Europea ha incluso nella revisione della Direttiva quadro sui rifiuti l’obbligo per gli Stati membri di introdurre un sistema di responsabilità estesa del produttore per il settore tessile. L’iter legislativo è in fase di negoziazione tra Parlamento, Consiglio e Commissione, e non è ancora chiaro quando entrerà in vigore. Dal primo gennaio 2024, però, in tutta Europa è obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, mentre in Italia era già stata introdotta nel 2022.

Divieto di distruzione – Un ulteriore passo avanti nella regolamentazione del settore è rappresentato dal Regolamento Ecodesign, che vieta la distruzione di capi di abbigliamento e calzature invenduti. Questo divieto sarà progressivamente esteso ad altri prodotti. Secondo l’European Environment Agency, tra il 4 e il 9% degli indumenti commercializzati in Europa viene distrutto senza essere mai stato utilizzato, con un impatto stimato tra 264 mila e 594 mila tonnellate di rifiuti tessili ogni anno.

Prospettive future – Il settore tessile europeo si trova di fronte a sfide cruciali per ridurre l’impatto ambientale. L’attuazione delle nuove normative sarà determinante per migliorare la gestione dei rifiuti e incentivare un modello produttivo più sostenibile. Tuttavia, senza un cambiamento nei modelli di consumo e produzione, il problema rischia di rimanere irrisolto.

 

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