Sampdoria, basta approssimazioni da società, Semplici, giocatori e tifosi: questa storia non merita l'onta della C

di Maurizio Michieli

6 min, 58 sec

A otto giornate dalla fine, la squadra è nei play out con il Brescia: vanno curati i dettagli perché ora è vietato sbagliare

Sampdoria, basta approssimazioni da società, Semplici, giocatori e tifosi: questa storia non merita l'onta della C

Il dato è oggettivo: a otto giornate dalla fine del campionato di serie B la Sampdoria disputerebbe il play out con il Brescia per NON retrocedere in serie C, dove NON è mai stata nel corso della sua storia quasi ottantennale. Una situazione talmente raccapricciante che sul perché e il percome si sia creata a questo punto è persino inutile ragionare. L'unica cosa che conta è evitare la catastrofe. Sportiva, s'intende. Le tragedie sono altre, ma se si potesse farne a meno sarebbe meglio. In che modo? Curando i dettagli. Poiché con così poche partite da disputare quello che si poteva fare su un piano tecnico, tattico, ambientale, economico e chi più ne ha più ne metta è già stato fatto e purtroppo non ha funzionato. Dobbiamo prenderne atto. Non sono bastati un nuovo direttore sportivo, tre allenatori, quaranta giocatori, un ritiro forzato, un'epurazione interna allo spogliatoio, una rivoluzione dello staff medico-riabilitativo, una conferenza stampa del presidente, l'apertura dei cancelli di Bogliasco, una chiamata a raccolta dell'ultimo mister al mondo blucerchiato tramite la stampa cittadina. Di questo passo viene da domandarsi quale sarà la prossima mossa della disperazione? Una scooterata collettiva? Manfredi a bordo di un elegante Sh 150, Semplici su un robusto Downtown, Niang su un generoso Burgman, Accardi su vezzoso Beverly, chi scrive e gli altri "poveri" giornalisti travolti dai comunicati su esoneri e quant'altro su vibranti X Town, i tifosi in sella a quello che vogliono, loro sono i più colpiti dalle "disgrazie". Andiamo con ordine.

SOCIETA' - Cosa può fare, da qui a maggio la società? Ad esempio, un po' di autocritica. Se mi accorgo che la prima squadra è nei play out serie C, la Primavera e le Women sono virtualmente retrocesse dalla serie A alla B, qualche domanda su che cosa stia sbagliando dovrei pormela. Mica per fustigarmi - la buona fede non è in discussione - ma per capire cosa posso fare per evitare di continuare a sbagliare e trascinare nel baratro la Sampdoria. Già, perché la Sampdoria è un'azienda (brutta parola per un club di calcio ma oggi è inevitabile ragionare così) che comunque la si chiami non produce contenitori per legumi o bulloni ma dovrebbe produrre risultati. Per stare in piedi, in primis. E per soddisfare i propri "clienti", cioé i tifosi in secondo luogo. Se non si comprende questo, cioé che i risultati sono alla base del business (sacrosanto), casca tutto.

Si dirà? Facile scriverlo da dietro un computer o dirlo in tv. Vero. Però qualche soluzione l'abbiamo proposta. Non è scontato che funzioni, ma di certo non sta funzionando l'attuale sistema. L'avere affidato le "chiavi" del club a un direttore generale (oggi lo chiamano board advisor) del tutto inesperto come Alessandro Messina (persona sicuramente degnissima e in futuro manager top) non sembra essere il massimo, così come (e potrebbe essere l'effetto della prima scelta) l'avere delegato "troppo" potere a Pietro Accardi (non perché non sia capace, ma perché pure lui è in formazione e la stessa proprietà è novizia nel calcio).

Ricordo che nel 2002 Beppe Marotta subentrò a poche giornate dalla fine del campionato di serie B, dove la Sampdoria era traballante esattamente come oggi, eppure riuscì ad apportare un contributo di esperienza, equilibrio, saggezza, conoscenza delle dinamiche, tutti elementi che risultarono determinanti per la salvezza e subito dopo per la ricostruzione e la ripartenza in grande stile.

Che ci sia improvvisazione, pur non volendolo, nella conduzione del club lo dimostra il caso di Francesco Spinoso, il presidente del collegio sindacale della società blucerchiata che si è "permesso" a titolo personale di rispondere ai tifosi sui social in merito a investimenti, responsabilità, risultati. Colpisce il fatto che si sia sentito libero di potersi prendere questa totale libertà. Colpisce il fatto che un professionista non abbia agito da professionista. Colpisce, appunto, che un "dettaglio" così importante sia sfuggito al controllo del management e una persona che si occupa di conti abbia potuto "istigare" indirettamente la gente a prendersela con i calciatori (almeno così è sembrato dal tono del suo commento). Queste cose non devono accadere in una società che si rispetti e la Sampdoria merita totale rispetto. I dettagli, le sfumature fanno la differenza anche laddove non sembra.

SEMPLICI - Passiamo al campo. E' possibile affrontare un avversario che gioca con una punta schierando cinque difensori, tre centrali e due esterni, come accaduto a Reggio Emilia? Salvo poi fare retromarcia nell'intervallo e rimontare? Non è scontato che partendo come nel secondo tempo le cose sarebbero cambiate da subito, ma di certo all''inizio non ha funzionato. Non c'era logica nella formazione di partenza, dopo sì. Semplici, oltre ad essere una brava persona, è un tecnico con un buon pedigree per questi livelli e non può commettere errori così grossolani, continuando a propinare pareggi come fossero oro colato. A cosa serve consultarsi con tre o quattro membri dello staff se poi i risultati sono questi? Anche lui deve metterci di più, limare i particolari, curare i dettagli, le sfumature, i calci d'angolo (possibile che vengano battuti tutti - male - sistematicamente sul primo palo?). Nelle ultime 31 partite - alla guida di Spezia e Sampdoria, certo non Paris Saint Germain e City - Semplici ne ha vinto solo quattro, significa che si porta dietro un eccesso di prudenza, preferisce non rischiare di perdere piuttosto che rischiare anche di vincere. Ma i numeri dicono che questa strada porta in serie C o quantomeno ai play out. Ne consegue che una persona intelligente come lui certamente deve prenderne atto e modificare la sua strategia e il suo modo di pensare. Vada come vada. Intanto così non va, è assodato.

CALCIATORI - Non entro nel merito di valutazioni tecniche. Dico che non si può finire nove volte (Coppa Italia inclusa) in inferiorità numerica. Specie quando si commettono sciocchezze alla Depaoli (che dopo Bolzano ha "riprovato" a farsi cacciare fuori con il Palermo, ma l'arbitro lo ha graziato) o alla Niang. Sì, Niang. Ovvio che il secondo giallo di Reggio Emilia è ridicolo, che Marinelli si è sbagliato e Meroni ha simulato. Ma serviva davvero, da ammonito, quella rischiosa scivolata sulla trequarti avversaria? Lo ha certamente fatto per generosità - perché è un ragazzo che sta dando tanto, tre gol e tantissimo lavoro al servizio della squadra, chapeau, ce ne fossero di Niang - ma anche questo è un dettaglio che la Sampdoria non può più permettersi da qui alla fine di sbagliare. Bisogna sapersi controllare per il bene supremo della squadra. Ognuno deve riuscire ad andare oltre i propri limiti, anche quelli caratteriali. Non c'è via di scampo, diversamente si vede come sta andando.

TIFOSI - Chiudo con i tifosi, che per me - in quanto tali - sono sacri. Tant'è che nel merito delle loro scelte non sono mai entrato e mai entrerò. Che le condivida o meno. Sono cresciuto in una generazione diversa, quando l'unico scopo di andare allo stadio era tifare la propria squadra, nient'altro. Ma i tempi cambiano e chi ha vissuto le sue esperienze non per questo ha il diritto di ergersi a giudice di quelle degli altri. Tuttavia, ci sono momenti e momenti. Questo è un momento particolare. E, forse, è talmente particolare da giustificare un piccolo e momentaneo passo indietro rispetto alla radicalizzazione di certe battaglie. Domenica le Teste Quadre della Reggiana hanno protestato fuori da cancelli per 15 minuti poi sono entrate a sostenere la loro formazione. Vero che (per fortuna...) non è servito loro, vero che oggi il tifo non incide più come una volta (negli ultimi tre anni al "Ferraris" dove il sostegno è incessante e mostruoso la Sampdoria ha perso il 50% delle partite giocate), ma un segnale che i colori blucerchiati, hic et nunc (qui e ora), vengono prima di tutto e tutti, anche di noi stessi, sarebbe bello vederlo di nuovo sventolare a Marassi e in trasferta.

CONCLUSIONI - Probabilmente tutto ciò si tradurrà nell'ennesima lettera morta di una stagione - non l'unica, per la verità, da un po' di anni a questa parte - davvero disgraziata per la Sampdoria, afflitta da un male oscuro. Ma vederla così bistrattata, dall'alto, dal basso e persino dal centro, dove un qualunque Spinoso pescato a Palermo può riuscire a farle del male, genera scosse al cuore. Chi tiene alla Sampdoria, provi a salvarla curando i dettagli. Tutto il resto, non basta più. Inutile arrovellarsi. Parafrasando Kennedy (e Sinisa, che lo citò il giorno del suo insediamento alla Samp): "Non chiedete cosa può fare la Sampdoria per voi, ma cosa potete fare voi per la Sampdoria".


 



   

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