Sampdoria, Ferrero: "Vorrei vincere qualcosa. I tifosi? Ho sbagliato, posso capire gli insulti"

di Redazione

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Il presidente: "Vialli? Gli ho proposto di entrare nel CdA. Al gol nel derby mi sono messo a piangere"

Sampdoria, Ferrero: "Vorrei vincere qualcosa. I tifosi? Ho sbagliato, posso capire gli insulti"

Massimo Ferrero torna a parlare toccando gli argomenti più scottanti e forse mai affrontati. Lo fa attraverso le pagine dell'edizione genovese di Repubblica, dal coronavirus, alla cessione fino al rapporto con i tifosi. Il presidente della Sampdoria parte proprio dal ritorno in campo: "Il calcio rappresenta 40 milioni di italiani. Riportando il campionato, torna la vita. Non mi piacciono però gli stadi vuoti. È il pallone che rotola sui campi di periferia, non la serie A. I tifosi sono l’anima del calcio. Mi addolora penalizzarli. Parlava di paura: ecco, con il Verona ho provato smarrimento. Ferraris vuoto, silenzio,. Un colpo allo stomaco".

Ferrero teme la retrocessione? "Sono un uomo positivo, da un male tiro fuori sempre un bene. Noi e altre 10 squadre non siamo portati a 3 gare alla settimana, ma i miei giocatori sono eroi e sono sicuro, soprattutto quelli che hanno contratto il Coronavirus, che usciranno da questa piaga ancora più combattivi. Credo nella loro tenacia e in Ranieri. Il gioco si fa duro, siamo pronti a combattere".

Spera di riportare la gente allo stadio, magari al derby? "Non riesco neanche ad immaginare un derby senza i miei tifosi. Nell’ultimo, quando ha segnato Gabbiadini, mi sono messo a piangere. Ho infilato subito gli occhiali, non volevo farmi vedere. Lacrime di gioia, non per me, ma per la gradinata. Il pubblico deve tornare. La serie A è calciatori, tifoseria, adrenalina. Manca un ingrediente alla torta".

I tifosi sono infuriati con Ferrero: "Soffro quando c’è prevenzione e malafede. All’inizio ci ho messo del mio, facevo il romano, sdrammatizzavo, sono stato frainteso. Ho detto cambiamo l’inno, è venuto già il mondo. Potevo stare zitto, ho preferito la sincerità. Ho sbagliato e posso capire gli insulti. Non però a Montecarlo, quando sono con mio figlio, questa è una ferita. Però confesso: se m’insultano, mi amano. Peggio l’indifferenza. Penso che mi meriterei anche un po’ di gratitudine: chi si è battuto per eliminare la tessera del tifoso? Chi ha fatto Casa Samp e migliorato Bogliasco? Genova mi ha adottato, cercherò di riconquistare tutti. Non ho mai disprezzato la storia della Samp. Davanti a Paolo Mantovani e Riccardo Garrone mi levo il cappello. Quando dissi: è conosciuta sino a Chiavari, mi riferivo in quel momento preciso, non prima. C’era un calo mediatico e volevo riportarla in copertina e sui giornali stranieri. Ma non mi sognerei mai di denigrare i successi del passato. Li celebro e parlo di epoca purtroppo irripetibile. D’altra parte farei torto a me stesso: è per questa grande storia che io sono qua".

Con l’attuale fatturato si può fare di più? "La parola più è sempre dentro di me, è difficile, ma ci credo. Mi hanno sempre fatto arrabbiare i cali nel finale, vorrei vincere qualcosa. O almeno andare in Europa".

Il suo rapporto con la famiglia Garrone? "Ottimo. Genova deve essere orgogliosa di loro. Edoardo e Alessandro, due signori, s’informano sempre sulla Samp, molto vigili, felici quando la vedono crescere. Edoardo è come il papà. Riccardo amava i giovani, per questo gli ho intitolato il campo della Primavera. Ringrazio i Garrone per la fiducia e spero di non deluderli mai". Con i Mantovani? "Pure sul Ravano frainteso, apprezzo molto il lavoro di Francesca e Ludovica. Con Enrico rapporto ottimo. Non confidenziale, ma affettuoso".

La Samp è in vendita?  "No. Mi era stata prospettata un’occasione, è andata male non per colpa mia. Prima della trattativa ho proposto a Vialli di entrare nel Cda. Ha detto no. Alla fine: tu fai il presidente, io resto il proprietario. Ha declinato, era già in parola con Gravina. La questione è semplice: subito mi hanno proposto 90 milioni più bonus. Poi, attraverso gli americani, 40 compreso l’aiuto di Garrone. Io sono sceso a 80, a 76 avrei potuto chiudere. Ma non si sono più mossi. Dinan e Knaster? Apprezzabili, ma affaristi. Non do la società a chi non riconosce il giusto valore dei colori più belli del mondo".

Rapporto con Romei? "Ottimo. Resterà in Consiglio. Lui esce, Panconi entra. Pura fantasia".

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