Santi (Federagenti): "La Russia vuole i porti ucraini perché la logistica è fondamentale"
di Edoardo Cozza
Il presidente della federazione: "L'eco della guerra sta facendo scoprire all'Italia la dipendenza da fonti estere e l'importanza del comparto logistico"

“Porti e filiera logistica. Forse per la prima volta le eco della guerra in Ucraina stanno facendo scoprire all’Italia la sua dipendenza da fonti estere non solo per energia, ma anche per le materie prime e gli approvvigionamenti agro-alimentari”. Secondo il presidente di Federagenti, Alessandro Santi, pensare di poter conquistare in tempi brevi un’autonomia del sistema Paese in questi settori è una pura utopia. È invece il momento di concentrare l’attenzione sulla differenziazione delle fonti e dei Paesi dai quali importare energia, materie prime e prodotti alimentari, e puntare a un immediato rafforzamento dei porti e della rete logistica che sono le chiavi per attuare questa diversificazione.
“Purtroppo – afferma Santi – porti e mare, ovvero gli unici elementi che possono consentire all’Italia di compiere un salto di qualità e non essere dipendenti da un singolo Paese, sono la Cenerentola di un PNRR che traguarda giustamente massimi sistemi in termini di sostenibilità, ma che deve essere riportato immediatamente ai pilastri strategici e alle emergenze che il sistema Italia si trova ad affrontare. Rafforzando i nostri porti e non delegando ad altri il controllo e la regia della filiera logistica e dell’interscambio via mare – aggiunge il presidente di Federagenti – ci potremmo garantire la diversificazione e il controllo sugli scambi commerciali vitali che per il 90% viaggiano via mare”.
“Forse ciò che sta accadendo in Ucraina – conclude Santi – dove il primo obiettivo dell’invasione russa è proprio il controllo dei porti, chiave strategica per l’interscambio del Paese, dovrebbe suonare da monito e al tempo stesso da insegnamento per le aziende nazionali: affrontare con fondamentali solidi e strumenti opportuni la nuova sfida che le porterà da ‘spettatrici’ della loro logistica a basso rischio, perché tradizionalmente accorciata, ad ‘attrici’ con un allungamento del controllo della filiera per garantirsi la minor vulnerabilità e assicurare, conseguentemente, la minor dipendenza strategica per il paese. E questo è il momento per concentrare risorse nello sviluppo dei porti, per liberarne le potenzialità intrinseche e per fare crescere filiere logistiche che abbiano come obiettivo e regia l’Italia rispetto alla cui importanza il Sistema Paese ha finora dimostrato scarsa attenzione”.
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