Suicidio assistito, "no" di Bucci alla legge ligure: "Non è compito delle Regioni"
di R.O.
Il presidente di Regione ha ricordato che la Corte Costituzionale "ha invitato il Parlamento a intervenire, in genovese si dice 'che si mescino'"

"Non serve una legge sul fine vita in Liguria, direi che una legge serve a livello nazionale, non penso che sia compito delle Regioni fare delle leggi di questo tipo perché se no sarebbero una diversa dall'altra in ogni Regione, la Corte Costituzionale ha invitato il Parlamento a fare la legge, in genovese si dice 'che si mescino', che vuol dire 'facciano in fretta' perché così almeno risolviamo il problema". È questo il commento del presidente di Regione Liguria Marco Bucci sulla legge regionale sul fine vita, proposta dall'associazione Luca Coscioni a tutte le Regioni e che in Liguria è stata accolta da tutta l'opposizione, con primo firmatario Gianni Pastorino della Lista Orlando.
Le dichiarazioni - "Quando ero sindaco, ma anche da presidente della Regione, ho fatto le cose delineate assolutamente legali, non posso fare cose che vanno contro le leggi, - sottolinea Bucci - qualcuno c'ha provato in passato ma poi alla fine arriva la Corte Costituzionale o chiunque altro dicendoti che non va bene, faccio un esempio, quando ero sindaco mi chiedevano di registrare un bambino con due genitori dello stesso sesso, cosa che in Italia è proibita, personalmente l'avrei anche fatto, ma il sindaco non può fare una cosa che va contro la legge, ricorsi e controricorsi alla fine abbiamo avuto ragione perché non si fanno cose illegali. Quindi la legge sul fine vita va fatta a livello nazionale, noi ci uniformeremo al 100% rispetto a quanto dirà la legge".
La situazione - In realtà Bucci dice un'imprecisione. Una legge nazionale c'è: è la sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale sul caso Antoniani-Cappato, che depenalizza quanto stabilito dall'articolo 580, quello sull'aiuto al suicidio, e stabilisce quattro criteri per cui un malato può richiedere di accedere al suicidio medicalmente assistito. Il paziente deve essere capace di autodeterminarsi, essere affetto da patologia irreversibile che sia fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la persona reputa intollerabili e che sia dipendente da trattamenti di sostegno vitale. La sentenza della Corte, come ricordato anche dal professor Vladimiro Zagrebelsky nella sua visita genovese proprio per parlare di fine vita, ha valore di legge. Il presidente del Veneto Luca Zaia in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera di pochi giorni fa, in seguito all'approvazione della legge da parte di regione Toscana, ha chiarito che l'intervento delle Regioni serve a sciogliere i due nodi principali della sentenza: dare tempi certi di risposta ai malati e definire chi deve somministrare il farmaco letale, fatta salva l'obiezione di coscienza. L'esempio portato dal governatore in quota Lega è quello dell'aborto: "Sarebbe come se discutessimo di una legge sull'interruzione di gravidanza ma senza stabilire i tempi obbligatori nel dare risposte alle donne e senza definire chi deve praticarla". Alle Regioni spetterebbe quindi il compito di definire come va applicata questa legge.
Il caos - Di fatto ad oggi il suicidio medicalmente assistito viene già praticato in Italia, proprio perché la legge lo consente, ma al di fuori di un perimetro di procedure ben definito. E secondo l'associazione Luca Coscioni è proprio questo il motivo alla base delle discriminazioni e delle differenze di trattamento che i pazienti subiscono, per le quali in alcuni casi sono stati costretti ad attendere oltre un anno per ottenere la risposta del sistema sanitario. Le leggi regionali, invece, pur con qualche differenza l'una dall'altra, andrebbero a creare una situazione più uniforme perché darebbero a tutti i malati tempi certi per la presa in carico della domanda.
Le reazioni: Roberto Arboscello (Pd), vicepresidente Consiglio Regionale - "Ricordiamo al presidente della Regione Marco Bucci che non spetta a lui decidere se stoppare o meno l’iter di una proposta di legge. È il momento che Bucci la smetta con questa prevaricazione costante e questo interferire continuo sulle prerogative dell'assemblea legislativa e le attività dei consiglieri. L'assemblea è sovrana e non può porre dei limiti alle proposte da presentare o discutere in consiglio. Nel caso poi della Pdl sul Fine vita presentata da tutta l’opposizione, dimostra di non aver chiaro il concetto che c’è alla base di quella proposta, che mira a dare risposte in tempi rapidi e certi da parte del sistema sanitario regionale ai pazienti che scelgono il fine vita e non stabilire se è lecito o meno. Le Regioni non possono lavarsene le mani, come vorrebbe fare Bucci. Se un tema così delicato viene portato dai consiglieri all’attenzione dell’assemblea regionale va affrontato e va avviata la discussione in Commissione, non può essere stoppata sul nascere per un pregiudizio o per motivi ideologi. Con grande senso di responsabilità nella scora legislatura si era avviata una discussione in Commissione con tutti i consiglieri, maggioranza e opposizione, a prescindere dalle singole sensibilità e dalle idee personali. Ora, questo iter avviato non può essere cancellato con un colpo di spugna. Le Proposte di legge vanno discusse non boicottate".
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