Trapianti di organi, Liguria virtuosa nel 2024 ma manca la 'materia prima'. Ecco come diventare donatori
di Filippo Serio
L'esperto: "Punto debole il trapianto a cuore fermo: serve maggior collaborazione fra ospedali, operatori e cittadini
Liguria da record per numero di trapianti di organi effettuati nel 2024, come riportano i dati presentati dalla Regione, (LEGGI QUI)ma fra le tante luci rimangono alcune ombre.
Cosa manca - Tecniche avanzate, tecnologia all'avanguardia e due centri specializzati in trapianti solo a Genova, ma ciò che manca, come spiega il dottor Enzo Andorno, direttore reparto chirurgia epatobiliare trapianti d'organo all'ospedale San Martino di Genova, è la 'materia prima', ovvero gli organi: "Il punto forse più debole è quello della donazione a cuore fermo, che è anche quella che ha le potenzialità maggiori di sviluppo nel futuro."
Cure fermo - Con cuore fermo si intende "la morte con arresto cardiocircolatorio indotto in pazienti che non hanno più la possibilità di sopravvivenza, per cui se se noi continuassimo con le terapie sarebbe un accanimento terapeutico: si va quindi alla desistenza terapeutica, che ci permette di recuperare un numero elevatissimo di organi, non solo gli organi addominali, come fegato o reni, ma anche quelli toracici come il cuore."
Come una batteria - Utilizzando una metafora, spiega il dottor Andorno, possiamo immaginare il cuore come una batteria: "Una volta dichiarata la morte del paziente, dobbiamo tenere fermi gli organi almeno 20 minuti: attraverso delle macchine di riperfusione andiamo a ricaricare questa batteria, a quel punto possiamo valutare se l'organo è idoneo al trapianto: è un metodo di sicurezza per garantire la tutela dei trapianti"
Collaborazione - Ma perchè tutto questo iter funzioni, è necessario un certo sistema in cui collaborano tutti: "Entrano in gioco la sensibilità dei cittadini, la disponibilità delle strutture sanitarie e l'educazione sanitaria degli operatori all'interno degli ospedali"
Oggi, secondo gli specialisti, c'è meno repulsione da parte dei cittadini nel donare gli organi: "Il lavoro semmai - conclude Andorno - va fatto all'interno degli ospedali e anche sul territorio, poichè alcuni dei tanti arresti cardiaci che avvengono sul territorio vengono poi di fatto abbandonati, cosa che invece se c'è una buona integrazione territorio-ospedale, se c'è un buon funzionamento del 118, riusciamo a portarli in ospedale"
Come si diventa donatore - Forse non tutti sanno che a tutti i cittadini maggiorenni è offerta la possibilità (non l'obbligo) di dichiarare la propria volontà (consenso o diniego) in materia di donazione di organi dopo la morte, attraverso le seguenti modalità:
- Al momento del ritiro o del rinnovo della Carta d’Identità presso qualunque ufficio anagrafico. La dichiarazione depositata presso il Comune è registrata e consultabile attraverso il SIT, Sistema informativo trapianti, che è il database del Centro Nazionale Trapianti, consultabile dai medici del coordinamento in modo sicuro e 24 ore su 24;
- Con la registrazione della propria volontà presso la propria Asl di riferimento o il medico di famiglia, attraverso un apposito modulo
- Con la compilazione del "tesserino blu" del Ministero della Salute o del tesserino di una delle associazioni di settore, che deve essere conservato insieme ai documenti personali.
- Con qualunque dichiarazione scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, (considerata valida ai fini della dichiarazione dal Decreto ministeriale 8 aprile 2000), anch'essa da conservare tra i documenti personali.
- Con l’atto olografo sottoscritto firmato presso l’Associazione Italiana Donatori di Organi (AIDO)
Se un cittadino non esprime la propria volontà in vita, la legge prevede la possibilità per i familiari (coniuge non separato, convivente more uxorio, figli maggiorenni e genitori) di opporsi al prelievo durante il periodo di accertamento di morte. Pertanto, è bene parlare anche con i propri familiari, poiché, in assenza di dichiarazione, essi vengono interpellati dai medici circa la volontà espressa in vita dal congiunto. Per i minori sono sempre i genitori a decidere e, se anche solo uno dei due è contrario, il prelievo non può essere effettuato.
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