Tumore della tiroide, esperti a confronto al Galliera di Genova sulle nuove strategie diagnostiche e terapeutiche
di Emilie Lara Mougenot
Un meeting multidisciplinare analizza gli ultimi progressi nella gestione del carcinoma differenziato della tiroide e l’importanza della diagnosi precoce
Si è tenuto oggi, 21 marzo, presso il Salone dei Congressi dell’E.O. Ospedali Galliera di Genova, l’incontro “Carcinoma differenziato della tiroide nella pratica clinica”. Un evento scientifico che riunisce specialisti di diversi ambiti per discutere le più recenti innovazioni nel trattamento della patologia nodulare e neoplastica tiroidea. Il focus sarà sulla gestione personalizzata del carcinoma differenziato, una neoplasia in crescita negli ultimi decenni, e sulla necessità di bilanciare l’approccio terapeutico evitando sia il rischio di trattamenti eccessivi sia il pericolo di sottovalutare la malattia.
Il carcinoma differenziato – Questo tipo di tumore rappresenta circa il 5% delle patologie nodulari della tiroide. Negli ultimi anni, la sua incidenza è aumentata, anche grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche. “L’ecografia del collo è l’esame principale per distinguere i noduli a rischio e identificare tempestivamente eventuali formazioni maligne”, ha spiegato il dottor Arnoldo Piccardo, Direttore della Medicina Nucleare dell’Ospedale Galliera.
Approccio terapeutico – Nonostante la prognosi del carcinoma differenziato sia generalmente favorevole, è essenziale valutare caso per caso l’aggressività della neoplasia per scegliere il trattamento più adatto. “È fondamentale individuare il giusto equilibrio: non eccedere nelle terapie, ma nemmeno sottovalutare la malattia”, ha spiegato il dottor Piccardo L’obiettivo è evitare interventi inutilmente invasivi senza però trascurare le forme più aggressive.
Importanza della diagnosi precoce – Il tumore alla tiroide spesso non si manifesta con sintomi evidenti e viene scoperto casualmente, ad esempio durante ecografie eseguite per altre ragioni. “Molto spesso la patologia viene riscontrata in modo occasionale – ha affermato il professor Pierpaolo Trimboli, primario di Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale Regionale di Lugano – ma una volta individuata è fondamentale valutarne l’aggressività biologica e scegliere il trattamento più adeguato”. Gli specialisti sottolineano quindi l’importanza di controlli regolari e di un’ecografia eseguita da medici esperti per distinguere i noduli benigni da quelli sospetti.
Collaborazione tra specialisti – La gestione della patologia richiede un approccio multidisciplinare che coinvolge endocrinologi, chirurghi, anatomopatologi e medici nucleari. Durante l’incontro sono stati approfonditi i più moderni approcci chirurgici e mininvasivi, con l’obiettivo di garantire a ogni paziente un percorso di cura personalizzato ed efficace. L’evento ha rappresentato un’importante occasione di aggiornamento e confronto sulle nuove prospettive della medicina nella gestione delle patologie tiroidee.
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