Unione Europea, Italia nel mirino per infrazioni su rinnovabili e gestione rifiuti
di Simone Galdi
Sotto la lente di Bruxelles, il trattamento dei rifiuti da incenerimento e pericolosi, così come i permessi su impianti green

La Commissione europea sta portando avanti l'iter di infrazione contro l'Italia per due binari paralleli. Il primo filone riguarda il mancato e corretto recepimento della direttiva sulle discariche, che stabilisce i requisiti per prevenire effetti negativi dei rifiuti sulla salute umana e l'ambiente. L'altro caso si riferisce al mancato recepimento, nel diritto nazionale, delle norme comunitarie per accelerare le autorizzazioni per i progetti green, modificando la direttiva energie rinnovabili. La scadenza per il recepimento delle nuove norme era il primo luglio 2024.
Rifiuti e illegalità - L'Italia, spiega Bruxelles in una nota, non ha definito correttamente che i rifiuti sottoposti a incenerimento devono essere segnalati come smaltiti in discarica; il tipo di rifiuti che possono essere inviati in una discarica per rifiuti pericolosi; e le specifiche per lo stoccaggio temporaneo del mercurio metallico. La reprimenda comunitaria arriva dopo la condanna, da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), ai danni dello Stato italiano, per aver violato il diritto alla vita degli abitanti della “Terra dei fuochi”. Con questa espressione si intende una vasta area tra le province di Napoli e Caserta, dove spesso la criminalità organizzata si intestava la gestione e lo smaltimento illegale, anche attraverso roghi, dei rifiuti speciali provenienti da tutta Italia. In quella particolare zona è stato storicamente registrato un incremento per malattie croniche, malformazioni e un certo numero di tipologie di tumore. L'Italia è stata accusata di non essersi occupato del problema in modo tempestivo ed efficace.
Rinnovabili - A settembre la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 26 Stati membri per non aver recepito integralmente la direttiva sugli impianti a energia rinnovabile, avviando l'iter di infrazione. Non reputando soddisfacenti le loro risposte, Bruxelles ha deciso ora di emettere pareri motivati nei confronti dell'Italia e di altri sette Paesi (Bulgaria, Spagna, Francia, Cipro, Paesi Bassi, Slovacchia e Svezia) per la mancata notifica delle misure di recepimento. Le capitali, compresa Roma, hanno ora due mesi di tempo per rispondere e adottare le misure necessarie, altrimenti Bruxelles potrebbe decidere di deferire i casi alla Corte di giustizia Ue.
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