Bassetti si confessa: "Le telecamere sono una droga ma mi piace piacere. Che male c'è?"
di Marco Innocenti
La famiglia, la carriera e il rapporto con un padre che è stato grande autorità della virologia italiana: "Per questo ho sgobbato il doppio dei miei colleghi"

E' un Matteo Bassetti in versione privata, senza camice per così dire, quello che si racconta in un'intervista sulle colonne del settimanale "Chi". Si confessa l'uomo-Bassetti, più che il direttore della clinica di malattie infettive. Senza nascondere nulla. Intanto presenta la sua famiglia: la moglie Maria Chiara, sposata nel 2003, e i due figli Dante e Francesco. Entrambi vogliono diventare medici, come il papà e come il nonno, scomparso nel 2005 ma per anni punto di riferimento della virologia italiana.
"Per questo - afferma Matteo Bassetti - ho dovuto sgobbare il doppio dei miei colleghi per essere all'altezza. I miei amici non erano gli eroi dei fumetti, ma virus, batteri, funghi, protozoi. Quando poi mi sono iscritto all’università, io e lo stafilococco ci conoscevamo da parecchio tempo. Mio padre era un uomo e un medico importante, una autorità, ancora oggi si studia sui suoi libri. Io siedo alla sua scrivania di direttore della clinica di Malattie infettive del San Martino di Genova". E, per questo, le malelingue non sono mancate. "Ma mio padre è morto nel 2005 e ho fatto tutto da solo. L’ho fatto anche per lui e per mamma Giuliana, professione capofamiglia, che purtroppo è morta di tumore pochi mesi fa".
L'improvvisa notorietà ha inevitabilmente portato con sé qualche critica. "Le telecamere sono una droga - ammette Bassetti con sincerità - Quando non mi chiameranno più, vorrà dire che l'emergenza sarà finita e io accetto volentieri lo scambio. Ma non credo che sarà per forza l'oblio. Certo, come dice mia moglie, mi piace piacere. Ma che c'è di male? Ho 50 anni, professore e direttore, ora anche la notorietà. Perché dovrei vergognarmene?".
Bassetti poi non risparmia, come detto, una stoccatina a qualche collega: "I miei figli me lo ripetono sempre: Papà, così non vale. Se con le donne il tuo avversario è il professor Galli, vuol dire che ti piace vincere facile"
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