Coronavirus, muore 52enne operatore sociosanitario dell'Rsa San Camillo
di Marco Innocenti
Uil e Uiltucs Liguria: "Qualcuno dovrà pagare per essersi girato dall'altra parte"
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Si chiamava Pedro Garcia ed aveva una bimba piccola, l'operatore sanitario 52enne deceduto stamani a Genova dopo aver contratto il coronavirus. Lavorava presso la Rsa San Camillo, una delle tante strutture finite sotto la luce dei riflettori dopo le i tanti casi di contagio sia fra gli ospiti che fra i sanitari.
A rendere nota la notizia è il sindacato Uil che, in un comunicato diffuso stamani, denuncia: "E' il simbolo della mancata volontà di prendere in carico le richieste di sicurezza dei sindacati - scrivono i segretari generali di UIL Liguria Massimo Ghini e di Uiltucs Liguria Riccardo Serri - Ci costituiremo parte civile: dopo i numerosi appelli a istituzioni e parti datoriali, non possiamo accettare questa morte sul lavoro come se fosse una tragica fatalità. Questa vicenda è un esempio di come i soggetti citati hanno affrontato l'emergenza all'interno delle Rsa della Liguria".
"Abbiamo chiesto con forza che si mettesse mano alla mancanza di misure di sicurezza personale - proseguono Ghini e Serri - Lo abbiamo chiesto a più livelli ma gli operatori socio sanitari e gli ausiliari sono stati mandati al fronte disarmati. Qualcuno dovrà pagare per essersi girato dall'altra parte, ma in queste ore il timore è quello che la conta dei decessi tra gli OSS possa crescere. I medici e gli infermieri stanno facendo un grande lavoro, ma gli OSS che sono l'anello fragile della catena non vengono nemmeno contemplati tra la forza lavoro da proteggere e salvaguardare. Il nostro pensiero vola alla famiglia del lavoratore deceduto e a tutte le famiglie che vivono l'ansia del contagio e della morte perché nei luoghi di lavoro non si pensa alla vita degli addetti ma a fare profitto sulla pelle dei lavoratori e degli ospiti".
"Vogliamo ricordare - scrive invece il sindacato Cisl - l'immenso lavoro che tutti gli operatori del settore, pubblici e privati, stanno facendo in questo periodo di grande difficoltà per la sanità messa sotto incredibile pressione dalla pandemia. Bisogna che le istituzioni si ricordino di loro adesso, offrendo tutti gli strumenti a loro tutela, ma anche quando questa tragedia sarà finita, riconoscendo anche economicamente l'impegno di ognuno, ciascuno per il proprio profilo lavorativo".
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