Genova, il Pd non decide: il segretario D’Angelo ultima carta per la candidatura
di Matteo Cantile
C'è chi è convinto che l'annuncio potrebbe arrivare lunedì dopo giorni di guerra intestina che ha via via bruciato tutti i candidati

Per chi ha poco tempo
1️⃣ Pd ancora senza candidato a Genova – Dopo i ritiri di Pastorino e Terrile, restano in corsa solo Romeo e Sanna, ma i loro nomi sono in standby per decisione interna al partito.
2️⃣ Pressione politica e nuove ipotesi – Emergono i nomi di Biolé e D’Acqui, ma senza reali possibilità di unificare la coalizione. Il segretario D’Angelo appare sempre più l’unico nome spendibile.
3️⃣ Clima di divisione interna – Il Pd è paralizzato dalle tensioni: qualunque candidato rischia di non avere l’appoggio compatto del partito, mentre l'ipotesi Orlando resta complicata.
La notizia completa
Lunedì. Potrebbe essere l'inizio della prossima settimana il momento decisivo per avere - finalmente - il candidato Sindaco del Partito Democratico: "Ragionevolmente non si può andare oltre", si lascia sfuggire un esponente di spicco del partito. Un'affermazione, però, già sentita più volte nel recente passato, diciamo che è più un auspicio che una notizia.
Cosa c'è sul tavolo - Al netto degli algoritimi di Chat Gpt, con cui ieri ci siamo un po' divertiti, nessuno dei profili ufficiali è, o è stato in grado, di convincere il partito: ogni candidato potenziale è stato bruciato, consegnato - o autoconsegnato - all'agone mediatico, come un trapezzista senza rete. Il primo a farsi da parte è stato Luca Pastorino, parlamentare e Sindaco di Bogliasco, dopo una riunione che qualcuno ha definito surreale: un "no grazie" che non ha vacillato nemmeno quando, nei giorni scorsi, il suo nome è tornato a galla con una certa prepotenza (LEGGI QUI). Il secondo nome a sfilarsi è stato quello di Alessandro Terrile: il manager e funzionario di partito ha rotto gli indugi l'altro ieri (LEGGI QUI) ma in realtà stava pensando al passo indietro già da qualche giorno. La candidatura sarebbe stata oggettivamente interessante ma il partito temeva che il suo ruolo di manager di Ente Bacini, la società che fino all'inchiesta Toti era presieduta da Mauro Vianello, potesse nuocergli. Una preoccupazione forse infondata, visto lo scarso rilievo che tutta la faccenda giudiziaria ha avuto persino sul centrodestra alle elezioni regionali. Fuori Pastorino e Terrile, restano disponibili a correre solo due uomini: Federico Romeo e Armando Sanna.
Congelati - Anche i loro nomi, come già quello di Terrile prima che decidesse di sfilarsi, sono stati messi in standby: una richiesta che è arrivata principalmente dal Pd più che dagli alleati. Nessuno dei partiti che fa parte della coalizione progressista, infatti, ha mai posto espliciti veti su Romeo, Sanna o chiunque altro. La richiesta che gli alleati fanno al Pd è sempre la stessa: "Fate il nome e noi lo valutiamo".
Il tempo stringe - La situazione di stallo nel Pd è resa ulteriormente complicata dal pressing mediatico e politico: solo ieri sono scesi in campo due nomi nuovi per la possibile candidatura unitaria, quello di Filippo Biolé (esponente progressista di aerea civica, LEGGI QUI) e quello di Rossella D'Acqui, lanciata da Linea Condivisa (LEGGI QUI). Nomi che al momento non hanno grandi chance di fungere da collettori dell'intera coalizione ma che esercitano ulteriore pressione sul Pd, sui saggi e sul segretario D'Angelo.
Il cerino in mano - Già, il segretario: ogni giorno che passa sembra sempre più inevitabile che alla fine sia lui a dover correre. D'Angelo finora ha sempre negato di essere interessato all'incarico (anche perché è da poco diventato papà, una condizione poco conciliabile con i super impegni di un sindaco) ma c'è anche chi pensa che tutto sommato l'idea di essere il salvatore del centrosinistra non gli dispiaccia affatto. Che sia l'una o l'altra cosa, poco importa: ormai quello di D'Angelo resta l'unico vero nome spendibile all'interno del Pd.
Orlando - In realtà ci sarebbe anche Orlando, ipotesi di cui Telenord aveva già parlato giorni fa (LEGGI QUI): per candidarsi a Sindaco non gli manca quasi nulla, forse solo il dettaglio - che però non è trascurabile - di non essere genovese neanche un po'. L'ex ministro, inoltre, è politico molto navigato e arrivati a questo punto è ben consapevole che il rischio di perdere le elezioni - e sarebbe una doppietta in pochi mesi - si fa sempre più concreto. Orlando è intelligente e preparato ma non è un kamikaze.
Tutti contro tutti - Ed è infine questa nuova consapevolezza, quella di una guerra tra bande che rischia di trasformare una possibile vittoria nell'ennesima, cocente, sconfitta, ad abbattere il morale delle truppe progressiste. Appare oggi piuttosto chiaro che chiunque sarà il candidato, difficilmente avrà l'appoggio compatto di tutto il partito: molti si sfileranno, molti preconizzeranno la sconfitta e poi diranno "io l'avevo detto". Non un bel modo di iniziare la campagna elettorale.
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