Genova, inaugurata “Casa Maddalena” per il reinserimento dei detenuti senza una rete familiare

di Emilie Lara Mougenot - Riccardo Olivieri

3 min, 17 sec

La struttura, realizzata in un immobile sequestrato alla criminalità, offrirà alloggio e percorsi di formazione per ex detenuti in difficoltà

Una casa per chi esce dal carcere senza un posto dove andare, realizzata in un immobile confiscato alla criminalità, confiscato a Zappone nel 2017. È stata inaugurata oggi a Genova “Casa Maddalena”, una struttura destinata a detenuti privi di riferimenti familiari o abitativi, con l’obiettivo di agevolarne il reinserimento sociale e lavorativo. Il progetto, promosso dalla Veneranda Compagnia della Misericordia, nasce dalla collaborazione tra istituzioni, terzo settore e volontariato, dimostrando come i beni sottratti alle mafie possano essere restituiti alla collettività con finalità sociali.

Supporto fondamentale – «Abbiamo tantissimi detenuti stranieri e persone senza riferimenti esterni – ha dichiarato Tullia Ardito, direttrice del carcere di Marassi – e per loro è molto più difficile ottenere misure alternative alla detenzione». L’assenza di una casa, infatti, rappresenta un ostacolo al reinserimento, rendendo iniziative come questa essenziali per garantire un percorso di autonomia.

Ruolo delle istituzioni – Il facente funzioni di sindaco, Pietro Piciocchi, ha sottolineato l’importanza del progetto: «È una sinergia tra Comune, Agenzia per i beni confiscati e amministrazione penitenziaria. Il nostro obiettivo è non dimenticare chi sta scontando una pena, perché è comunque un cittadino della nostra città». Un impegno confermato anche dalla recente approvazione unanime in consiglio comunale di una mozione sulla condizione dei detenuti.

Percorsi individualizzati Laura Bottero, direttrice dell’Uepe di Genova, ha spiegato che i destinatari di “Casa Maddalena” saranno ex detenuti con situazioni di forte marginalità. «L’housing è fondamentale: senza un tetto, il rischio di recidiva aumenta. La permanenza nella casa sarà temporanea, fino a un anno e mezzo, e accompagnata da percorsi di formazione e lavoro».

Progetti e controlli – La gestione della casa sarà in autogestione, ma con un monitoraggio costante. «Non si tratta di assistenzialismo – ha precisato Bottero – ma di un’opportunità per ricostruire un futuro». Il garante regionale dei detenuti, Doriano Saracino, ha aggiunto: «Senza una casa, spesso il ritorno al reato è inevitabile».

Altre iniziative – “Casa Maddalena” si aggiunge ad altre realtà simili già attive in città, come la struttura per uomini in Mura delle Grazie e quella per donne inaugurata nel 2024. Tuttavia, i posti disponibili restano pochi: «Su tutto il territorio parliamo di meno di 20 unità – ha sottolineato Saracino – serve un investimento maggiore nell’housing sociale». Un altro tema aperto è la normativa regionale che attualmente esclude dalle case popolari chi ha una condanna fino a 5 anni, anche se di breve durata. «È un aspetto su cui bisogna riflettere» ha concluso.

Mancati inviti, mancate informazioni - All'inaugurazione non sono state invitate le associazioni che fanno parte dell'Osservatorio dei beni confiscati, che non erano nemmeno state informate dell'evento. "Non entriamo nei meriti del progetto che non consociamo ma proprio per la disponibilità data in questi anni ci aspettavamo maggiore condivisione - ha comunicato con un post sui social l'associazione Ama (abitanti della Maddalena) -. Per la dedizione e fatica che ogni giorno facciamo per curare e sensibilizzare una partecipazione attiva, questo episodio mette noi e gli abitanti in zona in seria difficoltà perché i prevenuti già da tempo continuano a “ronzare” attorno a beni a loro confiscati e il timore che possano fare prevaricazioni nei confronti di queste tre persone già così in difficoltà è dietro l’angolo. Siamo preoccupati che quello che abbiamo già vissuto sulle confische Caci e Canfarotta, possa ripetersi ancora e ancora e che come già in passato siamo noi a doverne far le spese". Iniziative simili infatti avevano portato gli ex proprietari, appunto Caci e Canfarotta, a rientrare nei beni anche dopo la confisca. L'ex proprietario di questo immobile, Cecilio Zappone, aveva anche cercato di vendere i beni dopo la confisca.

Per restare sempre aggiornati sulle principali notizie sulla Liguria seguiteci anche su Whatsapp, su Instagramsu Youtube e su Facebook.

Galleria