Processo Morandi, teste chiave: "Impossibile fare raggi X al ponte, occorreva evacuare edifici circostanti"
di Redazione
"All'epoca l'unico sistema era un acceleratore circolare sovietico che poteva radiografare al massimo un metro di cemento in 11 ore"

"Le radiografie al ponte Morandi non si potevano fare. Si sarebbero dovuti evacuare gli edifici circostanti e gli stralli avevano una guaina con tanti cavi. Ci sarebbero stati risultati alterati". A dirlo, al processo per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime), un esperto di ispezioni alle infrastrutture tramite raggi X , l'ingegnere Robert Guinez, citato dalla difesa di Maurizio Ceneri, uno dei 58 imputati. Guinez negli anni '80 aveva inventato il progetto Scorpion, un sistema per verificare ponti e viadotti.
"Stipulammo un contratto con Autostrade che ci indicò una lista con 30, 40 ponti. Noi ne tenemmo solo una dozzina perché gli altri erano troppo bassi o troppo vicini alle abitazioni". E quindi il sistema non venne mai usato per il Polcevera. Le indagini tramite raggi X erano state suggerite anche dallo stesso progettista Riccardo Morandi.
"Era stato molto ottimista - la spiegazione di Guinez - perché in quegli anni l'unico sistema che si stava sperimentando era un acceleratore circolare sovietico che poteva radiografare al massimo un metro di cemento in 11 ore ma era sovietico e appena si verificava un guasto occorreva attendere fino a un anno per i pezzi di ricambio".
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