Profughi ucraini in Liguria, Toti: "Solo 200 vaccinati su 2.300 arrivati nella nostra regione"
di Giorgia Fabiocchi
"Fondamentale sensibilizzare la popolazione ucraina sull'importanza del vaccino anti-covid"

Dei 2.300 profughi ucraini al momento registrati in Liguria solo 200 hanno acconsentito a ricevere il vaccino anti covid, meno del 10% del totale. Sono i dati illustrati dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a Radio 24. "C'è un problema a fare vaccinare i profughi, l'Ucraina è un Paese dove si è vaccinato poco - commenta Toti -. E' una popolazione che non supera il 40% di tasso di vaccinazione, siamo molto al di sotto della media italiana ormai arrivata al 90%. Occorre una sensibilizzazione per la loro sicurezza e per quella generale della salute pubblica".
I 2.300 arrivi sono conteggiati attraverso i nuovi codici STP (Straniero Temporaneamente Presente) registrati dalle Asl liguri, il codice dà l'accesso ai servizi sanitari pubblici. "Occorre dire che la maggior parte dei profughi non ha bisogno di una residenza temporanea - ha concluso Toti -: sia i servizi di immediata accoglienza messi in campo dal commissario regionale, sia il sistema 'Cas' delle Prefetture al momento non sono sotto stress, la maggior parte dei profughi si ricongiunge a nuclei familiari, parenti o amici, che lavorano nel nostro Paese".
"Le Regioni hanno speso un miliardo e 600 milioni di euro per contrastare il covid, il Governo ce ne ha ridati circa un miliardo, in Liguria oggi ci sono 600-700 lavoratori in più nella sanità assolutamente indispensabili, devono poter continuare a lavorare".
Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a Radio 24. "Hanno difeso il Paese dal covid, smobilitarli sarebbe un'ingiustizia per loro ma anche per i cittadini, che si troverebbero meno servizi. - sostiene Toti - Il sistema sanitario nazionale costerà di più in futuro con il covid, se non vogliamo ridurre i servizi, bisogna investire".
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