Tra correnti e veleni il Pd prova la via civica: ecco perché Silvia Salis potrebbe compattare il centrosinistra
di Matteo Cantile
Tanti nomi bruciati, molto tempo perso: la candidatura della Salis potrebbe però ricucire una coalizione sfibrata

Per chi ha poco tempo
1️⃣ Il Pd genovese ha vagliato e scartato diverse candidature prima di puntare su Silvia Salis.
2️⃣ La scelta di un profilo civico mira a superare le divisioni interne e a unire il partito.
3️⃣ Salis, dirigente sportiva, rappresenta una scommessa per la campagna elettorale ma ha diverse frecce al proprio arco
La notizia nel dettaglio
"Se un partito che ha il 30% rinuncia a candidare qualcuno, a che serve votare ed essere attivisti di questo partito"? La domanda, che non è retorica e affonda in uno dei problemi principali del Partito Democratico, è una delle tante reazioni che la chat Vasta - quella fondata da Claudio Burlando - sta ospitando da quando il nome di Silvia Salis è iniziato a circolare come possibile candidata del Partito Democratico alle elezioni amministrative genovesi. Perché con tanti politici di professione il Pd ha sentito il bisogno di rifugiarsi su un profilo civico che, per quanto di indubbio fascino, sarebbe alla prima vera esperienza di questo genere?
Le correnti fratricide - La realtà è che il Pd somiglia più a una coalizione che a un partito: è un'organizzazione ampia, attraversata da correnti spesso in lotta tra loro e dominata da personalità ingrombanti che sovente si contrappongono le une alle altre. Nella scelta del possibile candidato sindaco, i Dem si sono logorati proprio a causa di queste logiche.
I nomi bruciati - Nel corso di queste lunghe settimane il partito ha vagliato e bruciato almeno cinque candidature di alto livello: Alessandro Terrile perché troppo portuale, Luca Pastorino per vecchie ruggini (non è solo la Paita a non averlo in simpatia), Armando Sanna e Federico Romeo perché uno escludeva l'altro e sceglierne uno significava deludere l'altro (con tutte le ripercussioni conseguenti), Alberto Pandolfo, nominato forse giusto per il gusto di bruciarlo, vai a capire.
I nomi sullo sfondo - Ma il Pd aveva anche molte altre alternative, alcune di queste forse troppo sgamate per farsi gettare nel tritacarne dei veti incrociati. Il nome più pesante è forse quello di Roberta Pinotti, che si è saggiamente messa al riparo fin dal principio. Con lei molti altri, anche civici di peso, o candidati politici che potevano provenire da altri partiti.
Con la Salis maggiore prudenza - Per quanto sia stato impossibile arrivare a ciò che il segretario D'Angelo aveva sperato, cioè a inviare la nota con la candidatura di Silvia Salis senza che il nome fosse mai uscito, è indubbio che il segreto attorno alla vicepresidente Vicaria del Coni abbia retto molti giorni in più. Già l'altro ieri concludevamo un nostro articolo (LEGGI QUI) scrivendo che resta viva l'ipotesi di un nome civico da candidare all'utlima curva: potrebbe essere un inedito, una personalità a cui il partito sta lavorando in gran segreto. Sarebbe una svolta clamorosa che allo stato delle cose non può essere esclusa. Questo perché negli ambienti politici vicini ai Dem si vociferava con forza di un asso nella manica, di movimenti romani che stavano provando a sbloccare l'impasse, di un civico che poteva essere una donna. Tutto questo, con il passare delle ore, ha generato l'identikit che ha portato all'individuazione del nome.
E' quello definitivo? - Le conferme sono totali e convergenti, tutti gli attori in gioco confermano o non smentiscono che la volontà del partito sia quella di convincere prima la Salis e poi la coalizione della bontà di questa scelta. Si era diffusa la voce di una contrarietà alla candidatura da parte di Claudio Burlando, ma l'ex ministro, contattato da Telenord, ha smentito questa ricostruzione. Burlando ha dichiarato di non conoscere personalmente la Salis, pur riconoscendone il rilievo, e di non poter esprimere alcun giudizio. Inoltre, ha precisato di non essere a conoscenza del tentativo di convincere la vicaria del Coni, sottolineando che si tratta di "un passaggio non necessario" e che spetta al partito verificare la disponibilità dei candidati, non a lui. L'entourage di Sanna, poi, lascia trapelare che il capogruppo Pd si ritererebbe in buon ordine nel caso in cui la scelta cadesse sulla Salis ("sono amici ed entrambi sportivi"), resta da capire cosa dirà Romeo, l'altro uomo in corsa.
E' quello giusto? - Per rispondere a questa domanda si dovrebbe avere la sfera di cristallo e non disponendo di tale apparato il giudizio va necessariamente sospeso. Di certo la Salis ha maturato un'esperienza notevole nella dirigenza sportiva, ricoprendo un ruolo apicale a livello italiano. E' poi una donna, aspetto che in tempi di parità di genere potrebbe costituire un vantaggio. Non ha esperienza specifica nel ruolo, non ha mai sostenuto il ritmo e il peso di una campagna elettorale, ma la disciplina imparata sui campi dell'atletica potrebbe tornarle buona. Ha inoltre un vantaggio che i politici di professione del Pd non avrebbero: non fa parte di correnti, non si è logorata in battaglie politiche pregresse, tutti la aiuteranno e sosterranno nella campagna senza gelosie. Il profilo civico, forse, serve proprio a questo: compattare un partito diviso. La scelta è quindi potenzialmente giusta, certo non è priva di rischi.
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