La Spezia, Termomeccanica pompe diventa americana
di Redazione
La storica azienda, che oggi ha circa 200 dipendenti, è stata acquistata da Trillium Flow Technologies

Termomeccanica pompe, storica industria spezzina fondata ai primi del Novecento, che produce pompe e valvole, diventa americana.
E' stata acquistata da Trillium Flow Technologies, attiva nei settori del trattamento acque, produzione di energia, gas & oil ed estrazione mineraria, che già controlla alcuni importanti marchi del settore oltre all'italiana Gabbionetta pompe.
"Quello che ci ha spinto a fare questo investimento in Italia è proprio la complementarità tra Termomeccanica e Gabbioneta in termini di professionalità, prodotti e clienti - ha spiegato David Paradis, ceo di Trillium -. Termo ha un portafoglio di prodotti molto valido e un centro prove tra i migliori nel mondo. Il nostro piano industriale prevede di fare in modo che le due realtà condividano risorse e specializzino le rispettive produzioni in modo che entrambe possano ottenere vantaggi sul mercato globale".
L'azienda spezzina, circa 200 dipendenti, è specializzata in pompe per desalinizzazione di grandi dimensioni e ha forti ramificazioni in Medio Oriente. "Termomeccanica Pompe ha creato grandi potenzialità negli ultimi anni - ha spiegato l'ad Edoardo Garibotti - sviluppando prodotti e penetrando mercati. Trillium Flow ci permette di diventare un player mondiale".
La richiesta di pompe, spiegano i manager, è in crescita in tutto il mondo a partire dal Nord America, soprattutto in relazione alle attività minerarie, settore legato alla mobilità elettrica. "Nelle cultura industriale italiana non è comune mettersi assieme - sottolinea Paolo Macchi, ad di Trillium Pumps Italy -. E' storico il fatto che due aziende con 250 anni di esperienza si uniscano per espandere il proprio mercato".
I termini finanziari dell'operazione non sono stati svelati ma, spiega Paradis, "abbiamo investito in maniera sostanziale e continueremo a farlo". Trillium Flow ha un fatturato di 600 milioni di dollari.
"Il mercato russo? Abbiamo interrotto da mesi ogni nuovo investimento là, rappresentava per noi meno del 3% del fatturato", ha detto Paradis.
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