ArcelorMittal, Vella: "Nuovo accordo e cassa integrazione: una follia infinita"
di Marco Innocenti
"Con il mondo in piena crisi sanitaria, qui si manda all'aria l'industria siderurgica"
Due giorni di fuoco per i lavoratori di ArcelorMittal e i sindacati: prima la firma, ieri, del nuovo accordo tra il colosso dell'acciaio franco indiano e il governo, poi oggi l'annuncio dell'avvio delle procedure per la cassa integrazione per circa 1400 lavoratori fra Taranto e Cornigliano. "Mentre il paese intero è stretto dal Coronavirus tra emergenza sanitaria e presto economica e industriale - commenta Alessandro Vella, segretario generale Fim Cisl Liguria - il governo e ArcelorMittal sottoscrivono un accordo che è un capolavoro al contrario. Dopo l’assist della rimozione dello scudo penale che ha messo in moto una vicenda dai contorni schizofrenici con ricadute sull’immagine del Paese che sono andate ben oltre la vertenza dell’ex-Ilva, abbiamo assistito, senza nessun coinvolgimento da parte del Governo, ad una trattativa i cui contenuti sono noti solo attraverso gli organi stampa".
Il giudizio sull'accordo, da parte dei sindacati, è già scritto: "Un accordo dai contorni non chiari - prosegue Vella - le cui ricadute occupazionali e industriali stravolgono l’accordo del 6 settembre del 2018, quello sottoscritto da azienda, sindacato e governo Conte1. Un accordo che garantiva l’occupazione senza nessun esubero e con esso la sostenibilità ambientale e industriale. Purtroppo per ragioni di bassa cucina politica quell’accordo è stato rimesso in discussione con l’assist della rimozione dello scuso penale da parte del Governo Conte 2 e l’epilogo che si sta consumando, è ancora più triste. La pantomima del sindaco di Taranto e del Governatore della Puglia, sulle elezioni regionali con il governo che gli fa sponda è da avanspettacolo".
"Francamente - conclude Vella - ci saremmo aspettati dal governo maggiore serietà, mentre tutto il mondo a causa dell’emergenza sanitaria sta pensando alla prossimità delle produzioni strategiche, come acciaio, automotive, biomedicale, qui si rischia di mandare all’aria l’industria siderurgica dell’intero Paese e con essa migliaia di posti di lavoro per le politiche di basso cabotaggio del governo a cui oggi si aggiunge la beffa con la richiesta di Cigo per 130 lavoratori di Arcelor Mittal a Genova e a Novi Ligure. Follia. Il lavoro e la siderurgia sono strategiche per questo paese e se qualcuno pensa di cancellarle con un colpo di spugna per qualche voto in più sbaglia".
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