Edilizia, Ance Liguria all'attacco: "Bonus fiscale a rischio: colpa di un articoletto dell'ultimo decreto legge"
di Edoardo Cozza
L'accusa del presidente Emanuele Ferraloro: "Un piccolo comma provoca il black out, con un ricco cassetto di crediti fiscali, ma senza un euro di liquidità"

“È stato sufficiente un articoletto inserito in un decreto legge, pubblicato lo scorso 27 gennaio, per far crollare come un castello di carte l’unico provvedimento che stava in un colpo solo rivitalizzando il comparto dell’edilizia privata, favorendo un recupero del patrimonio immobiliare italiano e rendendo concrete misure eco-compatibili di risparmio energetico e quindi di riduzione delle emissioni ed efficientamento energetico”.
A denunciare con forza il rischio ormai imminente e reale di un black out pressoché totale dei lavori derivanti dal bonus fiscale, meglio conosciuto come "110%", è il presidente di ANCE Liguria, Emanuele Ferraloro. Non è un caso che a entrare a gamba tesa su un dibattito sempre più caldo e destinato probabilmente a sfociare in azioni pubbliche di protesta, sia l’Associazione edile ligure, che, insieme con quella campana, detiene il non invidiabile primato delle imprese meno strutturate in termini di personale e quindi potenzialmente fra le prime “vittime” di un provvedimento che mette seriamente in discussione la loro possibilità di sopravvivenza.
Anche l'indicazione temporale del 7 febbraio, come deadline per salvare la cedibilità dei crediti pregressi, in realtà si è trasformata in un danno enorme: gli istituti di credito, per l'incertezza delle regole, soggette a continui cambiamenti, hanno rallentato sino al blocco la gestione delle operazioni di cessioni dei crediti e di conversione in liquidità per le imprese. Con il rischio indotto che solo le maxi imprese, i general contractor, possano continuare a usufruire del beneficio fiscale, sia per il loro rapporto privilegiato con le banche, sia per la loro capitalizzazione e liquidità ANCE Liguria chiede con forza un’immediata rettifica in un quadro normativo che, limitando a un solo passaggio la cessione del credito fiscale derivante dal bonus 110, vieta la conversione di questo credito fiscale in liquidità (frutto della sua cessione a banche o a grandi imprese che hanno vantaggio diretto ad abbattere il loro imponibile).
“Il risultato perverso – afferma Ferraloro – sarà quello di avere aziende teoricamente ricche di crediti racchiusi nel loro cassetto fiscale, ma completamente prive di liquidità e quindi destinate a ‘fallimento fiscalmente sereno’”.
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