Città del futuro, l'esempio di Genova fa da apripista

di Edoardo Cozza

1 min, 46 sec

Tra sostenibilità e innovazione, il capoluogo ligure modello da seguire per il sistema delle smart cities: ponte San Giorgio e porto parte della 'rivoluzione'

Città del futuro, l'esempio di Genova fa da apripista

"Città del futuro vuol dire una città più sostenibile, una città sicuramente anche più digitale e interconnessa e per fare tutto questo serve investire in infrastrutture" premette Anna Gervasoni, ordinario di Economia e gestione delle imprese e presidente del comitato scientifico di ExSuf, il centro di eccellenza sulla finanza sostenibile per le infrastrutture e le smart city nato da poco dall'accordo tra Unece (United Nations Economic Commission for Europe) e Liuc - Università Cattaneo. "Per vincere la sfida della transizione digitale ed ecologica dobbiamo ripensare al sistema delle infrastrutture attraverso l'utilizzo di capitali pubblici e privati, questi ultimi indispensabili non solo per fare massa critica ma perché, grazie a operatori privati, aziende e fondi di investimento infrastrutturali si ottiene una corretta progettualità e un rigoroso rispetto delle tempistiche" aggiunge Gervasoni.

Pubblico e privato a braccetto, e anche l'esempio della ricostruzione in tempi record di ponte San Giorgio, con tutto il contorno. Non a caso il primo evento dal vivo del neonato ExSuf, "Città del futuro: infrastrutture e finanza sostenibili", che incorona Genova come "apripista" si è svolto questa mattina nel capoluogo ligure, aperto dal sindaco Marco Bucci che ha sottolineato proprio la necessità che l'investimento pubblico non sia fine a sé stesso, ma "volano per
costruire ulteriori investimenti privati per fare molte più cose". E il rapporto tra finanza pubblica e privata passa da aziende e fondi per le infrastrutture. ExSuf ne ha censiti 149 a livello europeo, di cui 14 italiani.

Il porto di Genova, snodo centrale delle reti europee, è a sua volta un pezzo della rivoluzione infrastrutturale in corso, fisica e digitale. "Genova è in questo momento un laboratorio interessante per analizzare il tema di come attrarre investimenti. Il rischio è che siamo talmente concentrati sul locale che dobbiamo stare attenti a non perdere il global" avverte però Paolo Emilio Signorini, presidente dei porti di Genova, Savona e Vado ligure, sottolineando che Genova ha bisogno di interconnettersi lato mare, strada, aereo e ferrovia con le grandi direttrici internazionali "affinché quello che si sta facendo si possa tradurre in investimenti privati".

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