Edili in piazza a Genova: "Il tempo è scaduto, il governo sblocchi le grandi opere"
di Alessandro Bacci
In un anno la Liguria ha perso 10 mila posti di lavoro nel settore
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Dopo lo sciopero del 15 marzo scorso i lavoratori edili di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil sono tornati in piazza a Genova per chiedere al governo di mettere in campo tutte le misure idonee al rilancio del comparto. "Se nella nostra regione partissero le grandi opere a partire dalla Gronda non solo si potrebbero recuperare tutti i posti di lavoro persi ma la Liguria dovrebbe chiedere manodopera alle altre regioni - ha detto Federico Pezzoli, Fillea Cgil - mentre le medie e grandi opere come il nodo ferroviario e quello di san Benigno sono ferme al palo e bloccano interi settori dell'economia perché l'apertura di un cantiere porta con sé un indotto che coinvolge anche tutti gli altri comparti. Chiediamo inoltre interventi di rigenerazione urbana che servirebbero alla nostra città soprattutto nei quartieri periferici e darebbero respiro soprattutto alle piccole imprese".
Intanto la situazione del settore è drammatica: "In questi 11 anni di crisi sono centinaia di migliaia le aziende del settore che hanno chiuso i battenti - ha spiegato Andrea Tafaria, Filca Cisl - determinando una perdita di oltre 800 mila posti di lavoro e la Liguria è la maglia nera: dal secondo trimestre 2018 al secondo trimestre 2019 il settore delle costruzioni ha perso 10 mila posti di lavoro passando da 44 mila addetti a 34 mila".
Per Mirko Trapasso, Feneal Uil Liguria "Il tempo è scaduto: bisogna completare le opere per fa uscire la Liguria dall'isolamento e dare nuovo slancio al Porto e all'economia e proseguire le opere contro il dissesto idrogeologico per mettere in sicurezza i cittadini". Al grido di 'lavoro, lavoro' il corteo è partito da piazza De Ferrari per arrivare in Prefettura dove i lavoratori saranno ricevuti dal prefetto.
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